L'invito alla mostra

Otto tragedie umanitarie in otto luoghi diversi del pianeta, dimenticate dai mezzi di informazione che trovano, con immagini e parole, voce. La mostra Testigos del olvido, ovvero testimoni dell’oblio, arriva a Roma, piazza Navona, fino al 20 gennaio nella sala esposizioni dell’Istituto Cervantes. Un incrocio tra visione e scrittura per accendere i riflettori su storie nascoste. Dalla Colombia dei narcos all’ospedale psichiatrico del Kashmir e alla tragedia della repubblica del Congo. E poi Yemen, Guatemala, Haiti e Malesia. La mostra organizzata da Medici senza frontiere, El Pais, Instituto Cervantes arriva per la prima volta in Italia dopo Madrid, Pechino e Bruxelles. Non solo immagini, ma anche parole.

Le foto sono scattate da Juan Carlos Tomasi, fotografo di fama internazionale che ha raccontato, con i suoi scatti, conflitti e disastri naturali nel mondo. Le parole sono di 8 autori che corredano con la loro firma ogni narrazione fotografica. Scrittori di lingua spagnola che hanno viaggiato tra gli angoli nascosti del mondo incontrando orfani, famiglie, esiliati. I loro reportage diventano la traccia scritta che accompagna il racconto visivo per restituire storie, tracciati di vita altrimenti destinati all’oblio. Tra gli scrittori il premio nobel per la letteratura 2010 Mario Vargas Llosa( Congo) oltre ad altri grandi firme come Sergio Ramírez (Haiti), Laura Restrepo (Yemen), Juan José Millás (Kashmir), John Carlin (Bangladesh e Malesia), Laura Esquivel (Guatemala), Manuel Vicent (Colombia) e Leila Guerriero (Zimbabwe).

“Gli scrittori – spiega Mario Garcia de Casto, direttore istituto Cervantes di Roma – ci aiutano a diventare testimoni di milioni di persone che vivono in Africa, America Latina e Asia e che sono sempre più ignorate. Noi non pretendiamo di convincere alla compassione. Noi vogliamo portare tutti a riflettere, ad agire. Se purtroppo persisterà l’orrore noi saremo qui a testimoniarlo”. La mostra sarà integrata da momenti di dibattito. Il prossimo 12 dicembre arriva per la prima volta in Italia la giornalista messicana Lydia Cacho, in passato torturata dal governo perché ha rivelato business legati al circuito pedopornografico e ai narcos. Cacho è stata liberata dal carcere dietro il pagamento di una cauzione da parte di Amnesty International.