Il Comune presenta il conto a Giovanni Paolo Bernini e agli altri funzionari “infedeli”. Lo ha deciso il commissario Mario Ciclosi chiedendo – con il suo primo atto formale – che il Comune sia ammesso come parte civile in tutti i processi per reati di corruzione. Sia contro i dipendenti di piazza Garibaldi sia contro quelli delle società partecipate. Motivo: “Comportamenti riprovevoli che ledono gravemente l’immagine della Pubblica amministrazione”.

Il riferimento è a Green money, Easy money e Spot money, le inchieste della Procura di Parma che hanno travolto la Giunta di centrodestra portando fra giugno e novembre 17 persone in cella per corruzioneconcussione. Di queste otto erano dipendenti di piazza Garibaldi o comunque figure strettamente legate al Municipio: Emanuele Moruzzi, Carlo Iacovini, Giovanni Maria Jacobazzi, Giovanni Paolo Bernini, Paolo Signorini, Ivano Savi e Stefania Benecchi più Mauro Bertoli dirigente Iren.

“A fronte di recenti gravissimi episodi di rilevanza penale – si legge in una nota di piazza Garibaldi – che hanno quali protagonisti amministratori, dirigenti e dipendenti sia del Comune di Parma che delle società dal medesimo partecipate, indagati per i reati contro la Pubblica Amministrazione per avere posto in essere condotte contrarie al dovere di fedeltà” l’ente proverà a far valere “il proprio diritto ad essere risarcito dei danni”.

Dunque torna il Comune “giano bifronte” come qualcuno definì l’Amministrazione ai tempi del processo Bonsu, quando l’avvocato Pier Luigi Collura chiese la parte civile per il Municipio: ente al contempo artefice e vittima, in quel caso del pestaggio del giovane ghanese Emmanuel. Richiesta poi respinta dal giudice Paolo Scippa. Stavolta l’istituzione “dal doppio volto” avrebbe corrotto e concusso ma al tempo stesso avrebbe subito i danni di tali condotte. Questa almeno l’interpretazione di Ciclosi, che con un atto di indirizzo ha dato mandato al personale degli Affari legali del Comune martedì scorso 6 dicembre durante una commissione Commissariale.

La decisione “vuole essere – prosegue il comunicato  – anche un atto con cui si rileva la necessità sia di porre in essere politiche di prevenzione del fenomeno corruttivo all’interno della Pubblica Amministrazione, sia di condannare le condotte delittuose” e per riaffermare all’interno del Comune di Parma “una condivisa cultura dell’eticità”.