In soli nove mesi, sono tre le inchieste sulla criminalità organizzata che hanno riguardato da Romagna e più nello specifico Cesena, Rimini e Riccione per risalire poi nell’entroterra approdando in territorio “franco”, la repubblica di San Marino. Secondo gli inquirenti gli affari della malavita in zona si articolano tra quelli legali (edilizia e opere pubbliche) e illegali (estorsioni e riciclaggio). E c’è poi il discorso della compiacente collaborazione di gente del posto, tra cui operatori finanziari oriundi che, come nel caso del forlivese Flavio Pelliccioni, arrestato nei giorni scorsi, avrebbero fatto in modo che la liquidità non mancasse. Almeno non troppo.

Cesena e l’imprenditore che viveva in albergo. Nell’ambito dell’inchiesta “Il principe e la (scheda) ballerina” – che ha portato nei giorni scorsi a 55 carcerazioni, a una nuova richiesta d’arresto per l’ex sottosegretario Nicola Cosentino e al coinvolgimento di Luigi Cesaro, presidente della provincia di Napoli e parlamentare del Pdl – c’è l’arresto di un imprenditore con natali romani e che soggiorna in un hotel di Cesena.

Si tratta di Silvio Prosperi, nato nella capitale nel 1967, legale rappresentante di una ditta di autotrasporti del posto. Questa carica l’avrebbe acquisita non da molto tempo, abbastanza comunque perché la sua attività portasse i magistrati ad accusarlo di riciclaggio e a disporne contestualmente l’arresto.

Riccione e il broker con il pallino delle discoteche. Il già citato Pelliccioni, di cui si parla molto nell’ordinanza firmata dal gip di Napoli Egle Pilla, sarebbe stato il nodo attorno al quale, tra banche italiane ed estere (tra cui alcune di San Marino), doveva saltare fuori una fideiussione falsa da 8,8 milioni di euro per accedere a un affidamento di 5 con cui acquistare un terreno nel casertano. Il terreno doveva servire all’imprenditore Nicola Di Caterino per costruire un centro commerciale in Campania mentre qui, al centro degli interessi di Pelliccioni, ci sarebbe stata anche la movida della riviera.

Se ufficialmente il broker risulterebbe nullatenente, le fiamme gialle hanno sequestrato al Beach Cafè di Riccione qualche arredo (si parla di divanetti) di proprietà dell’azienda di cui Pelliccioni sarebbe socio e che ha in gestione il locale pubblico. Come poi ricostruito dalla Voce di Romagna, ci sarebbe stato l’interesse a entrare anche nel business prodotto da una discoteca molto nota nell’entroterra, il Pascià, rilevandone il 4,5 per cento. Ma senza che in apparenza sia accaduto granché, se non qualche incontro forse più conviviale che d’affari.

“I casalesi in Romagna? Ormai sono quelli di seconda generazione”. Ad affermarlo è stato Maurizio Vallone, capo centro della Dia di Napoli, che ha ricostruito l’evoluzione della presenza casertana nella zona orientale della regione. Se gli anni Ottanta hanno visto l’infittirsi di arrivi tra Bologna e Modena, con affiliazioni per lo più del clan Schiavone e Iovine, nel decennio successivo si è iniziato con i proiettili e la fase violenza. Ma anche quella del business del turismo.

Di qui il passo verso la riviera. A Rimini la presenza degli Schiavone è fatto noto tanto che a Rimini si è cercato e trovato il figlio di Sandokan, quando è stato arrestato. “In questa città di mare”, ha detto nei giorni scorsi ancora Vallone, “la fase ‘finanziaria’ dell’insediamento camorrista è realtà da tempo”. E la ricchezza sarebbe affidata appunto a quella seconda generazione che ha abbandonato i metodi della malavita per dedicarsi all’imprenditoria.