L’equità non manca di certo: a lei ministro Fornero le lacrime, a noi tutti il sangue. E che sangue! Sia ben chiaro, era necessario mettere mano alle pensioni. Tuttavia si è preteso di fare in due settimane ciò che per 30 anni una classe politica di lestofanti o di imperiti egoisti non ha fatto. Più che una manovra, un’inversione a U.
Il tempo stringe, si dice, lo spread sale, l’economia e l’Europa crollano. Urge la cura. Euro-eka! L’abbiamo trovata! Nessun taglio alla politica, alle spese militari, agli sprechi. Di per sé forse una manovra intera. Meglio saccheggiare ancora la classe media, il vero porcellino salvadanaio con la fessura calata un po’ più giù…

Quanto alle pensioni, un’intramuscolare sparata a fotoni. Ciò per quanto riguarda la “previdenza pubblica”. E per quanto riguarda la “previdenza privata” (2,4 milioni tra iscritti attivi e pensionati che assicurano circa il 3 per cento del Pil italiano) cosa accade?
Varata con D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, la c.d. ”manovra salva Italia” prevede nel Capo IV (Riduzioni di spesa. Pensioni), art.24, comma 24, che “In considerazione dell’esigenza di assicurare l’equilibrio finanziario delle rispettive gestioni (…) gli enti e le forme gestorie (…) adottano, nell’esercizio della loro autonomia gestionale, entro e non oltre il 31 marzo 2012, misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche secondo bilanci tecnici riferiti ad un arco temporale di cinquanta anni. Le delibere in materia sono sottoposte all’approvazione dei Ministeri vigilanti”.

Ohibò! Fino all’altro ieri il legislatore prescriveva trenta anni di sostenibilità, ora cinquanta (somma di trenta anni di contribuzione minima e di venti anni di aspettativa di vita nel godimento della pensione ex lege 27.12.2006, n. 296, Finanziaria 2007) da garantire entro quattro mesi. Un triplo volo carpiato, posto in un Capo intitolato “Riduzioni di spesa. Pensioni” surreale in quanto la previdenza privata non costa allo Stato, il quale è parassitario chiedendo doppiamente le tasse: sulle pensioni e sul rendimento del patrimonio.

I professionisti italiani (medici, avvocati, notai, ingegneri, architetti, biologi, giornalisti, farmacisti, veterinari, consulenti del lavoro, psicologi etc.) hanno il diritto di vedere rispettata l’autonomia previdenziale. Soprattutto l’autonomia. Giova riflettere sui numeri riportati dall’Adepp (Associazione degli Enti Previdenziali Privati) che raggruppa quasi tutte le Casse private. Nel 2010 le Casse hanno incassato 7,6 miliardi di contribuzioni e pagato 4,8 miliardi di prestazioni, con un saldo tecnico di 2,8 miliardi. Il patrimonio aggregato degli enti, con gli immobili valutati al loro costo storico ammonta al 31 dicembre 2010 ad oltre 42 miliardi di Euro. Non noccioline.

Quale interesse avrebbe lo Stato a portarsi in pancia un debito previdenziale (circa 100 miliardi) che oggi grava sugli iscritti? C’è chi ritiene che lo Stato non voglia fare cassa mettendo le mani su 42 miliardi delle Casse, poichè “l’operazione sarebbe del tutto anti economica anche per lo Stato perché, proprio sulla base della normativa europea Istat ed Eurostat, entrambe le poste entrerebbero in contabilità per evidenziare una cospicua passività.” (Rosa, dirittoegiustizia.it, 2011). Non sarebbe quindi un tesoretto ma un pacco, si sostiene.

Mi sia consentita qualche perplessità. Non intravedo buona fede in tale operazione. Le Casse non costano, anzi sfamano lo Stato. Ora si vuole solo fare vilmente “cassa con le Casse” mettendo subito mano al tesoretto di 42 miliardi. Per il debito si vedrà. L’intento occulto è di far confluire le Casse all’interno dell’Inps. Da anni palesato in più occasioni. Coprire vent’anni in poco più di tre mesi. Una missione impervia pretesa dal nuovo governo con l’intento di minarne certamente l’autonomia dei liberi professionisti. La prima immediata richiesta delle Casse private è di inserire nel calcolo di sostenibilità anche il patrimonio di ciascun ente, posto che la ricchezza di ciascuna cassa è formata da beni mobili e immobili.

Vige tuttavia nella nostra Carta Costituzionale il principio di uguaglianza. Secondo la Fornero la previdenza va uniformata. Ergo, stessi diritti e stessi doveri. Tale norma non può non valere anche per la Previdenza pubblica. Sicchè – in sede di conversione del D.L. 201/11 si imponga tale prescrizione anche all’Inps. La quale ha erogato nel 2010 190 miliardi di spesa pensionistica. Dimostri l’Inpsd di garantire la sostenibilità per i prossimi 50 anni.

Non ci resta che piangere. A lei la però la lacrima finale…