Le misure della manovra non si coniugano con i principi di rigore ed equità a cui lo stesso presidente Monti aveva detto di voler ispirare la propria azione di governo. A pagare sono sempre gli stessi. Noi parlamentari, pur essendo consci della gravità del momento, dobbiamo impegnarci a cambiare, a ‘rimontare’ questa manovra. Le mie proposte in quattro punti.

1) Tagli agli armamenti. Con il solo costo di due cacciabombardieri F-35 si potrebbero trovare fondi per il sostegno ai giovani precari, o per ricondurre a una maggiore equità gli interventi sulle pensioni, o ancora evitare rincari sulle aliquote. Mentre viviamo la crisi più drammatica dei nostri tempi abbiamo mantenuto l’impegno di spesa di 29 miliardi di Euro per 121 aerei da caccia, 131 F-35 e 100 elicotteri da combattimento NH90.
Non si può infierire su pensionati e famiglie a medio e basso reddito di quei 29 miliardi di euro, per esempio, 2,5 potrebbero essere usati per una indennità di disoccupazione di 700 euro per sei mesi destinata ai precari con reddito inferiore ai 20.000 euro. Una riduzione significativa degli sprechi, un provvedimento concreto per chi è in difficoltà.

2) Patrimoniale. Nel nostro Paese l’1% degli italiani detiene il 13% della ricchezza nazionale. Introducendo una tassa patrimoniale dello 0,5%, sul modello francese, si otterrebbe un gettito di 5 miliardi di euro, chiedendo un piccolo contributo ai più ricchi.

3) Frequenze e vendita del patrimonio dello Stato. Se si parla di sviluppo ed equità si devono valorizzare le frequenze digitali radiotelevisive che invece stanno per essere assegnate gratis ai principali soggetti che operano da anni sul mercato nazionale. Secondo alcune stime lo spettro di frequenze pubbliche ammonterebbe a circa 16 miliardi di euro. Chiediamo quindi al governo di rivedere i criteri di assegnazione delle frequenze digitali assegnandole con asta pubblica, cosi’ come e’ stato fatto per quelle di telecomunicazioni che hanno portato nelle casse dello Stato più di 4 miliardi di euro, sborsati dagli operatori telefonici, per ridurre il debito pubblico. Non si faccia l’errore di considerare l’asta pubblica come una “ritorsione” verso alcuni soggetti imprenditoriali che a nostro avviso dovrebbero essere i primi a contribuire al risanamento del sistema Paese.

In aggiunta a ciò, dismettere del patrimonio immobiliare dello Stato con investimenti finalizzati alla ricerca e alla cultura, che sono fattori di crescita economica, non di spesa. Valore dell’operazione: almeno 15 miliardi di euro.

4) Equità sull’ICI. Con la reintroduzione di una tassa sulla casa, i patrimoni immobiliari della Chiesa, come quelli di altre organizzazioni destinati all’assistenza e a scopi umanitari, dovrebbero essere protetti dalla tassazione. Ma sugli immobili che determinano un profitto credo che anche la Chiesa debba fare la sua parte.
La crisi economica impone più equità e in un momento di così grave difficoltà italiana ed europea, la Chiesa stessa proporrà di fare la propria parte. Non vedo come si possa diffondere il Vangelo, che è il principale compito della Chiesa, senza prendersi le proprie responsabilità verso lo Stato.

Giusto? Sbagliato? Sono curioso di leggere le vostre opinioni.