Preoccupa la gestione dei tagli alla sanità nel circondario di Imola. L’Ausl locale ha deciso, di fronte alla necessità di ridurre i costi, di intervenire su un servizio essenziale per le persone. Tutte le notti, da lunedì 5 dicembre, su un territorio di 787 chilometri quadrati, con quasi 132 mila abitanti, solo due mezzi del 118 potranno attendere alle richieste dei cittadini. Anche una terza ambulanza, quella di Medicina (16 mila abitanti, distante oltre 20 chilometri da Imola) continuerà il suo regolare servizio, almeno per ora, a bordo però non ci saranno infermieri dell’Ausl, ma volontari e dipendenti della Croce rossa.

Per Maria Lazzarato, direttrice generale dell’Ausl, la scelta era pressoché obbligata. A suo dire, grazie alla convenzione stipulata con Croce rossa fino al 31 dicembre 2012, si risparmierebbero ben 175 mila euro. All’azienda sanitaria locale il servizio costerà infatti 40 mila euro, “mentre il turno di 3 infermieri e 3 autisti –sottolinea la direttrice- ci costava 215 mila euro”.

È “una cifra incredibile e spropositata” per Mario Zaccherini, laurea in sociologia e impiego alla Sacmi, lui che è tra i più attivi del Comitato imolese per la salvaguardia della salute. È stato grazie all’azione tempestiva del comitato e alla vasta eco che le sue iniziative hanno avuto sulla stampa locale che l’Ausl ha corretto il tiro: “Dapprima voleva abolire il servizio dell’ambulanza Imola 37 -ha chiarito Zaccherini- poi, dopo la nostra prima manifestazione del 22 ottobre a Medicina, ha deciso per la sostituzione degli infermieri con addetti della Croce Rossa”.

Nel comitato sono confluite realtà diverse: dal mondo dell’associazionismo con “I Picari”, il comitato di salubrità ambientale di Medicina, Legambiente, Aics Imola ai sindacati con Cisl Funzione pubblica e Uil Imola. Tra i partiti le adesioni sono state bipartisan. Hanno risposto all’appello Sel, Idv, Movimento 5 stelle Imola, Prc Medicina e Imola, Pdci Imola, Federazione Psi Imola e Medicina e le liste civiche Buon Senso di Mordano e MedicinAlternativa. Dal centro destra ha sposato la causa anche il ventiquattrenne Andrea Zucchini, vicepresidente del consiglio comunale di Imola.

Il comitato, pur partendo da idee e ideologie differenti, ha saputo raccogliere 1800 firme in due settimane e organizzare, sabato 3 dicembre, la seconda manifestazione “Nessuno tocchi il 118”. L’obiettivo degli aderenti è fare in modo che tornino a bordo dell’ambulanza di Medicina degli infermieri professionali. Per farlo sapere a tutta Imola hanno formato un corteo, in 300, da piazzale della Rocca fino sotto al Comune. Lì si è tenuto un discorso dei portavoce delle varie realtà, che compongono l’eterogeneo comitato.

E Pd, Pdl e Lega? Come hanno risposto alle sollecitazioni dei cittadini? I tre partiti non hanno aderito al comitato. Il Pd, sul suo sito, ha pubblicato un comunicato a firma del segretario Fabrizio Castellari e di Silvia Sassi, responsabile dell’area welfare, per commentare l’esito della manifestazione del 3 dicembre. Emerge con evidenza dal testo la posizione della forza politica che governa la città: “Oggettivamente e numeri alla mano, la manifestazione “epocale” annunciata dagli organizzatori non c’è davvero stata. E invece è prevalsa tra la gente la fiducia nel fatto che i nostri sindaci, nel governo della sanità, anche in questa fase difficile di risorse calanti, agiscano per il bene dei cittadini. Forse –continua il documento- più ancora che i partecipanti, è mancato o è risultato debole il motivo di fondo della protesta. Difficile sostenere che la sostituzione di un’ambulanza dell’Ausl con una della Croce Rossa che, attraverso i suoi operatori, svolge il servizio di soccorso in metà dell’Emilia-Romagna, in tutta la Toscana e in gran parte delle regioni italiane possa rappresentare una scelta contro la salute dei cittadini”.

La direttrice dell’Ausl, Lazzarato, spinge oltre la sua valutazione, affermando che “il personale della Croce rossa è accreditato per tutte le manovre salvavita”.

Di tutt’altro avviso è Davide Galazzi, infermiere dipendente dell’azienda e delegato Cisl: “Il personale sanitario –ha chiarito- può effettuare manovre invasive che non possono invece praticare gli infermieri non qualificati. Il servizio deve essere di integrazione: l’autista soccorritore della Croce rossa di fianco all’infermiere professionale aziendale. Se l’ambulanza non è così composta non assicura un’adeguata assistenza al paziente”.

“Il Pd ci prende in giro, si sta sempre più allontanando dalle persone e ormai ha perduto l’umiltà dell’ascolto”. Con queste parole Zaccherini replica al partito di viale Zappi. “Ci dicono: “Eravate quattro gatti alla manifestazione” e ancora “La maggioranza degli imolesi la pensa come noi”. “A me sembra che parlino come Berlusconi quando minimizzò sui tre milioni di persone che la Cgil aveva portato a Roma nel marzo del 2002. A memoria d’uomo non si erano mai viste, a Imola, oltre 300 persone riunite da un’iniziativa trasversale, che non fosse pilotata dal Pd”.

Queste parole non le pronuncia un uomo di centro-destra, ma Zaccherini che è un membro della direzione territoriale del Pd, un organismo di un’ottantina di persone “che dovrebbe dare un indirizzo politico al partito”. “Dovrebbe” –ci tiene a sottolineare- perché “di fatto decidono sempre le poche persone a capo del partito. E questo è risultato evidente alla convocazione della direzione politica, in presenza di Andrea Rossi, direttore di distretto della Ausl. Io avevo chiesto in quell’occasione di fare parlare alcuni operatori del 118 con Rossi, di modo che potessero confrontarsi con lui, davanti al partito, spiegando anche i motivi della loro contrarietà. Mi è stato negato. Allo stesso modo ho dovuto incassare un no alla richiesta di filmare l’incontro”.

La posizione del Pd è chiarita dal vicesindaco e assessore alla sanità Roberto Visani, che si mostra vicino alle scelte dell’Ausl: “L’azienda ha fatto una scelta che la conferenza dei sindaci del territorio ha approvato. Non si è trattato di risparmiare sul personale, ma piuttosto di ricollocare le risorse: gli infermieri che erano occupati nei turni di notte sulle ambulanze potranno essere utili, ad esempio, nelle sale operatorie dell’ospedale, nelle quali c’è carenza di personale. Questo –prosegue Visani- significa anche salvaguardare l’autonomia dell’azienda sanitaria, che si sostiene se i suoi cittadini vi ricorrono e non vanno altrove a curarsi”.

Sulle iniziative del comitato Visani ribadisce le posizioni dei colleghi Castellari e Sassi: “Dobbiamo raccogliere le preoccupazioni legittime dei cittadini, ma io non mi scandalizzo che il servizio pubblico possa essere integrato da quello che chiamo privato sociale, il servizio rimane comunque pubblico e non viene dequalificato”.

“Quanto poi alla questione della sostituzione degli infermieri con personale della Croce rossa –conclude Visani- è vero che non possono svolgere le stesse mansioni, ma è altrettanto vero che, nel caso di un’emergenza particolare, gli infermieri non possono praticare le stesse cure di un medico, che dovrebbe seguire l’ambulanza, a bordo dell’automedica, partendo dall’ospedale di Imola”.

Per Kim Bishop, consigliere comunale della lista civica di Medicina MedicinAlternativa la realtà è un’altra: “Nonostante i ripetuti tentativi di rassicurare i cittadini, finalmente la verità sta cominciando a trapelare. Lo smantellamento progressivo del sistema sanitario pubblico a discapito del servizio ai cittadini è solo una questione di scelte politiche. I nostri governanti del Pd non hanno il coraggio di dirlo e si nascondono forse perché sanno che questo tipo di approccio alla gestione dei servizi è tutt’altro che di sinistra, come vogliono invece continuare a raccontare agli elettori”.

Nel territorio imolese non tira una buona aria per il Pd. Il partito, negli ultimi anni, ha perso circa 7.500 voti a Imola, 2 mila a Medicina e la guida del Comune di Castel del Rio. Potrebbe essere politicamente rischioso derubricare la protesta della piazza come la voce di poche persone fuori dal coro. Saranno solo slogan, ma le richieste sugli striscioni fatti in casa dai cittadini inviano messaggi chiari: “Meno soldi ai dirigenti più salute ai residenti” e “Tagliate gli stipendi d’oro non i servizi”. Il cartello con quest’ultimo messaggio lo reggeva il vicepresidente del consiglio comunale.