La commissione del Csm chiede l’archiviazione del fascicolo su Antonio Laudati, procuratore di Bari, accusato dal pm Pino Scelsi di aver rallentato e ostacolato l’inchiesta sulle escort che l’imprenditore Giampaolo Tarantini portava nelle residenze di Silvio Berlusconi. Il Consiglio superiore della magistratura è unanime nella decisione, ma si divide nelle motivazioni. Secondo la maggioranza, rappresentata dal relatore Guido Calvi (Pd) e sottoscritta dal presidente della Commissione Nicolò Zanon (Pdl) e dai togati Riccardo Fuzio (Unicost) e Paolo Corder (indipendente), pur essendoci state alcune condotte non chiarissime da parte di Laudati, non sono tali da aver leso l’indipendente e imparziale esercizio della giurisdizione, come richiede la norma sul trasferimento d’ufficio. Per l’area di minoranza invece, la condotta del capo della Procura di Bari ha rilievo disciplinare. Questa seconda ipotesi è stata votata dai consiglieri di Area (il cartello elettorale delle correnti di sinistra) Paolo Carfì e Vittorio Borraccetti. Ora il Csm dovrà scegliere tra una delle due linee.

Scelsi, che ora lavora proprio alla procura generale di Bari, ha accusato Laudati non solo di aver rallentato le indagini sulle escort, ma anche di aver affidato a una struttura della guardia di finanza una sorta di indagine parallela con il compito di controllare il lavoro dei sostituti. E ha raccontato ai consiglieri di una riunione informale che Laudati avrebbe fatto prima del suo insediamento al vertice della procura di Bari, nella quale si sarebbe presentato come “uomo di Alfano”. Accuse bollate come “false e calunniose” dal procuratore nella sua audizione del 22 settembre scorso davanti ai consiglieri di Palazzo dei marescialli, che però gli sono costate anche l’avvio di un’inchiesta penale a suo carico da parte della procura di Lecce. Sulla vicenda c’è stata anche un’ispezione disposta dal ministero della Giustizia, titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati.

Laudati è indagato per abuso d’ufficio, favoreggiamento e tentata violenza privata, e due mesi fa è stato ascoltato dal Consiglio superiore della magistratura. Dure, all’epoca, le sue dichiarazioni: per il procuratore infatti, nell’indagine su Tarantini e sulla sanità pugliese erano stati commessi “gravi errori”, primo fra tutti la perquisizione in casa dell’imprenditore barese. Parole dure erano state riservate anche nei confronti dei magistrati di Napoli, da cui è partita l’indagine nei suoi confronti davanti alla Procura di Lecce. “Ci sono dei pm i quali fanno una vagonata di intercettazioni telefoniche, provvedimenti raffazzonati, divulgazione di atti, processi che non si sa se, come, quando”, aveva detto Laudati.