L'aeroporto di Malpensa

C’è già aria di elezioni nei cieli padani. Dopo la secessione, la Lega – nei panni dell’unica forza di opposizione al governo Monti – rispolvera anche il vecchio cavallo di battaglia di Malpensa. Lo fa oggi con un’interrogazione firmata da tutti gli esponenti in camicia verde che chiede al nuovo governo di spalancare le porte a Singapore Airlines, intenzionata ad operare proprio nello scalo varesino. Nel testo, per la prima volta, si ammettono senza reticenze le difficoltà di quello che doveva essere il grande hub padano: “Il processo di de-hubbing – si legge nel testo – che ha interessato l’aeroporto di Malpensa negli ultimi anni ha comportato una diminuzione di passeggeri e di voli tale da causare grosse perdite in termini economici. I passeggeri sono scesi da 23,4 milioni del 2007 a 18,9 milioni; il numero dei voli Alitalia settimanali è diminuito da 1.238 del 2007 a 148. Nel settore del turismo, sono stimabili perdite di 770 milioni di euro e il costo dei mancati collegamenti è di 830 milioni di euro”.

Parole che suonebbero come un atto di accusa al governo. Peccato che al governo ci fossero proprio gli autonomisti, con il Pdl a tenere il timone e negoziare con Roma le scelte industriali sul delicato terreno del trasporto aereo. Torna poi nel mirino quel “nemico straniero” della prima ora, indicato nella decisione di Air France di abbandonare l’aeroporto varesino. “Una decisione che rischia di essere dirompente per l’intero trasporto aereo del Nord Italia, spostando a Parigi il nuovo hub per voli intercontinentali della parte più ricca del Paese”, scrivono i parlamentari.

E allora ecco che a salvare Malpensa potrebbero arrivare niente meno che gli asiatici. Cui però gli accordi bilaterali nel settore aereo rischiano di intralciare i piani. Riavvolgendo: mentre tutti i vettori di un certo peso (Klm, Lufthansa e in ultimo Air France) hanno deciso di prendere il volo senza più passare da Varese, Singapore Airlines ha richiesto di poter atterrare a Malpensa e lì operare consentendo al vettore asiatico – che arriva in Italia e prosegue verso gli Stati Uniti – di effettuare servizi commerciali e imbarcare passeggeri/merci non soltanto tra Singapore e Milano e tra Singapore e New York, ma anche da Milano verso New York. Una possibilità che secondo il Carroccio dovrebbe far resuscitare interesse anche da parte dei vettori del Golfo tra cui Emirates, Eithad Airwais, Gulf Air, gli unici a lasciare il pallino a Malpensa.

Il problema è che la tratta Milano-New York è già coperta da altri vettori e per questo l’Italia ha negato la concessione dei diritti cosiddetti di “quinta libertà” alla compagnia asiatica, cioè il diritto di svolgere un servizio di trasporto aereo di passeggeri, merci e posta tra due Stati diversi da quello che gli ha rilasciato la licenza. E ora la Lega chiede al nuovo governo di applicare una legge che aveva concorso a scrivere e a non applicare. E’ l’articolo 19 del decreto legge 29 novembre 2008, che inserisce tra le misure anticrisi la possibilità che i ministeri competenti definiscano nuovi accordi bilaterali nel settore del trasporto aereo, nonché la modifica di quelli vigenti, “al fine di ampliare il numero dei vettori ammessi ad operare sulle rotte nazionali, internazionali e intercontinentali, al fine di assicurare il mantenimento dei livelli occupazionali e dei collegamenti internazionali necessari allo sviluppo del sistema produttivo e sociale delle aree interessate, nonché ad ampliare il numero delle frequenze e destinazioni su cui è consentito operare a ciascuna parte, dando priorità ai vettori che si impegnino a mantenere i predetti livelli occupazionali”.

Così voleva un provvedimento messo a punto tre anni fa proprio dalla Lega e che il governo di cui faceva parte si è ben guardato dall’applicare, tanto che la richiesta di Singapore Airlines è stata respinta al mittente dall’ex ministro Altero Matteoli. Ma allora le reazioni del Carroccio furono necessariamente misurate per non urtare i già tesi rapporti nella maggioranza. Ora che la Lega è opposizione però ecco che rispunta la crociata pro Malpensa. Che parte dall’emendamento che “impegna il governo a garantire, per quanto di competenza, ogni atto a supporto della crescita dell’aeroporto di Malpensa, anche favorendo l’incremento dei voli intercontinentali allo scopo di dare un nuovo impulso ai rapporti commerciali con l’estero, offrendo prospettive solide alle imprese italiane”.