In tempi di crisi, molti perdono il lavoro. Alcuni si rassegnano, moltissimi – credo – si mettono a cercarne un altro. Nel mondo delle professioni in crisi, insomma, ci si ricicla. Si smette di fare quello che si faceva prima e ci si mette a fare dell’altro.

Non per i giornalisti. Pure quando non sanno cosa scrivere (o hanno smesso di scrivere cose interessanti, ammesso che l’abbiano mai fatto), si impegnano a rincorrere argomenti da circo (con tutto il rispetto per la tradizione circense) o da Domenica Cinque.

L’esempio di Camillo Langone è proprio uno di questi. Il 1° dicembre ha pubblicato sul Foglio una “preghiera” rivolta alle donne: non ascoltate Antony and the Johnsons, Tiziano Ferro, George Michael. La ragione? Perchè sono gay e l’omosessualità svilisce le donne.

Non solo. Langone corregge Tiziano Ferro, il quale si dichiara “fidanzato e felice“. Lo corregge sostenendo che sarebbe più adatto all’ascolto un Tiziano Ferro che dichiarasse: “Ho un fidanzato e sono infelice perché questo è un abominio secondo Levitico 18,22 e quindi secondo Dio“.

Non si finisce mai di imparare sulle citazioni bibliche come quella del Levitico, che ormai non si odono più neppure nelle prediche dei parroci.

C’è dell’evidente sadismo nel voler costantemente sottolineare il carattere abominevole delle relazioni omosessuali. Relazioni che – si badi – la religione condanna ma il diritto protegge: la Corte costituzionale, infatti, ha stabilito senza mezzi termini che le persone omosessuali hanno il diritto fondamentale di vivere liberamente la loro condizione di coppia. Anche cantandola, se ne hanno voglia.

Usare l’argomento religioso contro le coppie omosessuali è una cosa che abbiamo già sentito mille volte. Ce l’ha detto ieri pure Avvenire, che ritiene una offesa ai cattolicil’ingresso di due associazioni come Famiglie Arcobaleno e Agedo (Associazione di genitori ed amici di omosessuali) nella Consulta del Comune di Bologna sulla famiglia .

Mi piace ricordare al riguardo che esistono religioni cristiane che benedicono le unioni omosessuali, ritenendo che la dignità della persona debba prevalere sulla lettera delle Sacre Scritture. Ma ciò che dovrebbe turbare ogni cittadino dotato di buon senso è che non si può usare il dato religioso per colpire, in un modo o nell’altro, persone o coppie la cui unica colpa è quella di vivere e mostrarsi nel pieno rispetto dello spazio riconosciuto loro dal diritto, in particolare dalla Costituzione. Se la volontà della Chiesa è quella di cancellare le unioni omosessuali, imponendo loro di vivere nel silenzio e sostenendo che qualsiasi loro visibilità rappresenta un’offesa ai cattolici, beh, forse la Chiesa ha un problema non solo con l’omosessualità ma anche col diritto costituzionale. Con buona pace, infine, di tutti i non credenti. Che, lo si riconosca oppure no, sono cittadini a tutti gli effetti al pari dei credenti.

Quelle dell’Avvenire, come quelle di Langone, sono parole e accuse gravi, perchè spingono i lettori a credere che si possa liberamente insultare le persone omosessuali, esortando addirittura al boicottaggio delle loro canzoni. Dalle parole alla discriminazione alla violenza il passo è breve, come ben insegna l’esperienza.

Come si chiami tutto questo, è chiaro. E’ omofobia e chi scrive cose del genere, che lo faccia dallo scranno della curia o da una scrivania di un quotidiano, alimenta questo pericoloso fenomeno. Chi è, allora, il vero abominevole?

A queste condizioni, forse, una delle cose che spinge le società moderne a odiare così tanto gli omosessuali è la capacità di questi ultimi di essere felici nonostante tutto.