Il bello e il brutto delle redazioni culturali dei giornali è che arrivano i libri. Tutti, o quasi, quelli che escono. Una festa, si dirà. Più o meno. Ti capitano meraviglie inaspettate o anche brutte sorprese. Ho preso in mano il libro di Bruno Vespa con ritardo, in questi giorni dell’annuncio di Mario Monti a Porta a Porta (vabbè, no comment; chissà quale scrivania). Il libro s’intitola Questo amore. Il sentimento misterioso che muove il mondo, una specie di viaggio tra abitudini degli italiani e dichiarazioni di veri o presunti vip.

Non voglio dire ovvietà, né riportare il ritratto del’ex premier seduttore, un po’ playboy scavezzacollo ma simpatico, le sue Noemi, Patrizie, Sabine, Ruby. È il quadro generale, oltre le piccinerie dei singoli, che fa spavento. Ne esce una fotografia tristissima di rapporti senza profondità, di do ut des, egoismi e mercificazioni assortite. Non che mi aspettassi l’incanto, ma nemmeno questo amore-squallore. Dove l’altro è o un corpo o un problema, una noia di cui liberarsi. Una prigione da cui scappare.

Come se nessuno avesse più l’idea che l’altro – la persona teoricamente “amata” – meritasse rispetto, comportamenti dignitosi, sguardi che vedono oltre il sé. Oltre, soprattutto, l’idea che le persone sono intercambiabili. Tra le solitudini, la più spaventosa è quella di una coppia “opportunista”, dove il “mi fa comodo stare con te” prende il posto del “desidero stare con te”.

Tra i capitoli uno è dedicato alla fede: s’intitola Amore di Dio e sembra un verso di Sandro Bondi, che naturalmente compare anche come protagonista per il suo rapporto sentimentale con l’onorevole Emanuela Repetti.

Sentite questa (Alberoni citato da Vespa): “Le donne sono molto più selettive dei maschi. Sono attratte dai maschi che emergono (…) Avete mai visto un gruppo di preadolescenti in presenza del proprio idolo? Si protendono verso di lui, rosse, congestionate, lanciano urla roche, qualcuna sviene, i loro genitori faticano a trattenerle. È la prima manifestazione della sessualità. Ma anche dell’amore. Perché lo amano, lo adorano, per lui sarebbero disposte a fare qualunque cosa… Questa tendenza si attenua con il passare degli anni, ma non svanisce mai del tutto”. Un’alberonata classica che dipinge un mondo di personaggi, senza persone.

Dice poi Vespa che “le donne sono sempre state attratte dal potere”. Non so quali donne e quale potere. Certo quello di cui siamo stati spettatori negli ultimi anni è assai poco attraente. Ce ne sono stati di più atroci: il libro di Anna Kanakis (L’amante di Goebbels), ne racconta uno terribile. Non solo perché il protagonista è l’odiatissimo ministro della propaganda del Reich. Ma anche perché sullo sfondo c’è la ferocia di un regime che schiaccia come un carro armato la vita delle persone.

La storia di Lidia Baarova è famosa: attrice cecoslovacca, s’innamorò di Goebbels quando era già sposato e divenne la sua l’amante. Il giudizio è fin troppo semplice: l’uomo sbagliato, in ogni senso. Però attorno a questa storia ci sono figure altrettanto tremende: come la moglie del gerarca, disposta a qualunque patto con l’altra donna pur di non perdere il suo potere.

Si torna sempre lì, al potere. Che è tutto fuori dalle persone: è fama, denaro, visibilità. A un’immagine di sé, non a sé. Forse una nuova educazione sentimentale che non insegni a guardare fuori, ma dentro, ci aiuterebbe a essere tutti meno poveri, disperati e soli.

Il Fatto Quotidiano, 4 dicembre 2011