Seguirò con molto interesse e partecipazione la puntata di Porta a Porta di martedì quando Mario Monti si accomoderà sulla poltroncina bianca per spiegare a noi per quale motivo e con quale prospettiva dovremo svenarci già sapendo in anticipo che i grandi evasori (e fors’anche i piccoli) continueranno a evadere allegramente perseguendo così lo sfascio di quel poco che resta del nostro paese.

Seguirò il programma non tanto per ascoltare cosa dirà Monti, ma per non lasciarmi sfuggire nemmeno una movenza facciale del conduttore che lunedì scorso con tali movenze (l’ho scritto nel mio post di martedì) ironizzava sulle “misure che dovrebbero complicarci la vita” assunte dal governo in carica.

Mi gusterò il suo sguardo compunto, la sua bacchetta guizzante che indicherà la cifre sullo maxischermo alle sue spalle. Chissà, forse ci sarà anche un plastico smontabile: il gioco sarà quello di indicare cosa dovremo via via vendere o ipotecare di casa nostra per sbarcare il lunario. Dalla cassapanca della nonna alla collezione di monete, fino alla cyclette necessaria al nonno infartuato.

Ma, a ben vedere, ciò che è peggio è che per comunicare con noi Monti abbia scelto proprio Vespa, cioè il sistema. Al quale qualcuno aveva precipitosamente pensato che il Professore fosse, se non proprio antitetico, almeno estraneo.

Andare da Vespa in un momento tanto delicato vuol dire garantire al creatore dei plastici di Cogne, Avetrana e Garlasco (cioè della più articolata operazione di distrazione del pensiero via tv mai vista in questo paese) la patente di principe dei comunicatori, o almeno di comunicatore più ascoltato dalla gente comune. Vuol dire ammettere che Porta a porta è luogo di autorevolezza quando invece è stata nell’arco degli anni il megafono dell’inferenza vaticana nelle cose dell’Italia, il luogo dei processo a Beppino Englaro, del patto con gli italiani, eccetera eccetera.

Nel migliore dei casi il fatto che Monti vada da Vespa è, ai miei occhi, una scelta clamorosamente sbagliata. Nel peggiore dei casi la scelta di un presidente del Consiglio che va a parlare nel salotto di uno fidato. Ed è questa la possibilità che mi spaventa di più.