Non abbiamo pregiudizi verso Monti, tanto è vero che gli abbiamo anche dato la fiducia, ma questo non può e non deve significare la dismissione dello spirito critico e l’accettazione di ogni decisione e tanto meno la condivisione di scelte discutibili, anzi decisamente sbagliate.

Non ci riferiamo, almeno per ora, a una manovra che cambia di ora in ora, di agenzia in agenzia, quanto alla decisione di scegliere Porta a Porta, come il luogo della sua prima comunicazione istituzionale, anzi, in un primo momento, avrebbe dovuto essere un appuntamento talmente solenne, quasi fosse la terza camera, da precedere le comunicazioni formali al Parlamento.

Ora il calendario è stato modificato e Monti si recherà prima alla Camera dei deputati e poi da Vespa. Eppure la cattiva impressione resta e resta anche la decisione di scegliere comunque quel salotto televisivo come “il luogo” della “prima televisiva”.

Non discutiamo il diritto del presidente Monti di andare dove meglio crede, ma il presidente consentirà a noi di notare che si tratta di una scelta di assoluta continuità con quelle del suo predecessore, che proprio in quel salotto firmò il contratto con gli italiani, costrinse il povero conduttore al bacio della mano, si esibì in alcuni dei suoi monologhi inframmezzati da qualche domanda.

Da Monti ci aspettavamo qualcosa di più, magari una britannica conferenza stampa con i direttori dei principali quotidiani, italiani e stranieri, magari estratti a sorte, liberi di chiedere e di contraddire, se lo dovessero ritenere opportuno.

A meno che il presidente non voglia stupirci e annunciare che questa  sarà solo la sua prima esibizione in tv e che, subito dopo, attuerà una sorta di rotazione, accettando di sottoporsi anche alle domande, tanto per non far nomi, di Michele Santoro, di Marco Travaglio, di Lucia Annunziata, di Vittorio Feltri, di Milena Gabannelli, di Enrico Mentana, di Lilli Gruber, di Giovanni Floris, di Andrea Vianello….

Non si tratta di un dettaglio, mai come in questo momento serve una informazione plurale, capace di rappresentare tutti i punti di vista e di rivolgersi a tutta la pubblica opinione, non solo ad una parte. Quanto più vasto è il consenso parlamentare e politico, tanto più è necessario garantire quel pluralismo della informazione che è stato, invece, negato in questi anni.

L’inizio, almeno sotto questo profilo, non è stato dei migliori, naturalmente, come sempre, speriamo di essere smentiti quanto prima..