Napoli, venerdì mattina. Mentre attendo, mi ritrovo fra le mani uno di quei quotidiani freepress che si distribuiscono nelle stazioni.

Non mi colpisce il titolo in bold sulla ‘ndrangheta a Milano, bensì una foto di tre o quattro ragazze in allenamento di kickboxing. Titolo: “Donne tuttofare, uomini ko”.

Cerco il pezzo nelle pagine interne, ma non c’è (l’ho trovato sul sito). Ecco ciò che, invece, ho letto, nell’ordine.

“Intera famiglia sfregiata con l’acido per un rifiuto matrimoniale a Kabul”; “Pentita sciolta nell’acido”; “Pensioni. Donne del privato a 65 anni”; “Ragazzina stuprata da 4 coetanei”; “Preso l’assassino dell’italiana trovata morta a New York”; “Uccise Federica, per ‘El Gordo’ 17 anni di carcere”; “Messico, un esercito di bimbe reclutate dalle bande di narcos”.

Rispetto a tutte le altre, il numero di notizie relative alle violenze contro le donne è sorprendentemente alto.

Ovviamente, ho anche riflettuto sul fatto che ad una pubblicazione freepress occorra essere alquanto truculenta per suscitare attenzione. Ma tutti i titoli degli articoli che vi ho elencato non avevano alcun lancio di ‘nera’ in prima per attrarre.

Per completezza, la didascalia della foto delle ragazze kickboxer recitava così: “Le donne [italiane, ovviamente, ndr] trascorrono più tempo rispetto agli uomini in multitasking, cioè impegnate a fare contemporaneamente più cose. E per loro è più frustrante: mentre le mamme occupano il tempo moltiplicato ad accudire figli e casa, i papà si curano di sé e delle conversazioni.”

A pensarci bene, questa frase parla di un’altra forma di violenza contro le donne e non di un complimento alla loro forza.

Ho realizzato – più semplicemente e onestamente – che la realtà che viviamo è quotidianamente violenta contro le donne. Trattamento pensionistico compreso. E non mi convince proprio il fatto che l’innalzamento dell’età pensionistica delle donne è salvifico per l’economia in crisi.

Inutile parlare di parità, perché questa delle pensioni è l’unica parità che non piace a noi donne, anche perché è l’unica ‘parità’ che ci vogliono imporre ob torto collo (a forza, cioè) e non solo ope legis (vale a dire con una legge). Hai voglia a sperare che ci possa essere analogamente una legge che imponga la parità fattuale nel lavaggio dei piatti o dei sanitari del bagno, pena sanzioni! È una questione di ingiustizia e di mancato riconoscimento di ciò che le donne sono e fanno per la società, altro che parità economica. Ogni altra parità, seppur legiferata, nei fatti non esiste. Lo ripeto: n-o-n  e-s-i-s-t-e.

Come donna, è questa base d’ingiustizia che alimenta la mia personale indignazione: chiedo equità sociale, non un aggravamento della funzione e del ruolo femminile in Italia. Datemi servizi sociali e per l’infanzia e aiuti a disabili e non autosufficienti, e io ben volentieri lavorerò fino a 65 o 67 anni. Aumentatemi le detrazioni famigliari per ricompensarmi del tempo che dedico alla cura della mia famiglia (così santificata in Italia), cumulando il doppio delle ore di lavoro di un uomo. Pagatemi un sussidio di disoccupazione o inoccupazione, perchè anche se casalinga contribuisco al Pil del mio Paese. Ma perchè fare ancora una volta parti uguali fra diseguali? Ci mancava la crisi economica per accelerare la recessione della giustizia sociale, distributiva e di genere.

Neanche mi/ci consola che il problema delle diseguaglianze di genere non è solo italiano. C’è un gruppo su Facebook che si rivolge alle donne americane escluse (il termine in inglese è ‘pissed off’) dai diritti. Ovvero, il manifesto fondativo parla di erosione nel tempo dei diritti delle donne come individui, come lavoratori e come elettori (uso il maschile apposta). S’indignano anche loro.

Ma poi, che si fa? Mi vengono in mente le parole di Fabrizio De Andrè: “Prima pagina venti notizie, ventuno ingiustizie e lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità.”

L’ultima chicca? La delegazione del Forum dei Giovani convocato dalla Fornero (ministro del Welfare e delle Pari Opportunità) era composta solo da ragazzi maschi. E ho detto tutto.

di Marika Borrelli