All’inizio temevano che il “maestrone” volesse chiudere a Bologna la sua carriera. Per questo avevano organizzato il raduno alla vigilia del concerto di stasera. Poi Francesco Guccini ha smentito, ma i 40 coperti alla trattoria da Vito erano già stati prenotati. Così, tra una tagliatella e uno stinco, per la prima volta il fan club del cantautore emiliano si è ritrovato nell’osteria gucciniana per eccellenza, quasi un tempio per chi è cresciuto all’ombra della Locomotiva.

“Più tardi andremo in pellegrinaggio in via Paolo Fabbri 43 e poi se ci reggeremo in piedi dopo questa cena, la destinazione finale è piazza Maggiore per cantare”, spiega Attilio Galgano, 20 anni, che su Facebook ha organizzato il raduno. “Queste sedute qui sono persone con cui ci sentiamo spesso su facebook, ma mai ci eravamo visti di persona”, racconta Attilio. “Così, alla notizia che sarebbe stato il suo ultimo concerto, abbiamo deciso di vederci per la prima volta tutti insieme. Domani organizzeremo un piccolo raduno davanti al palasport e staremo insieme anche dopo”.

Il maestrone non era stato invitato, “anche per non creargli imbarazzi”, ma i ragazzi sperano che Guccini arrivi a trovarli in quella osteria di fuori porta, che continua a frequentare nonostante, da tempo, non risieda più stabilmente in città.

Il video è di Giulia Zaccariello

Del resto tutti i presenti alla cena hanno avuto già modo di incontrare il cantautore. Per il curriculum dei commensali, infatti, il pellegrinaggio a Pavana, patria di Guccini, è obbligatorio. “A Pavana gli ho portato la mia tesina del diploma per farla autografare”, racconta Piergiorgio Campoleone, un ventenne bergamasco che, attraverso le canzoni del suo beniamino, ha spiegato ai suoi professori l’italiano, la fisica, la storia e la filosofia.

Sedute a fianco a lui due siciliane, madre, 40 anni e figlia, 19. “Io faccio il medico – spiega Giovanna – e per salire a Bologna mi sono inventata la scusa di un congresso”. A questo raduno, dove nessuno crede che Guccini abbia intenzione di finirla coi live, c’è tutta l’Italia e non solo. Tarcisio e Ines, lui ingegnere, lei fotografa, sono di Lugano, Svizzera “Anche da noi i suoi concerti fanno il pienone, ma raramente riusciamo a seguirlo”.

Mauro Alesssandri, 31 anni da Monterotondo, è un altro dei mattatori della serata gucciniana. La sua imitazione precisa del “cantautore” spopola tra i tavoli, sia nel cantare che nel discorrere. Un vero patito, con una ventina di concerti alle spalle: “La notizia che potesse lasciare le scene ci ha un po’ destabilizzato, lo ammetto”.

Ma non è Mauro il veterano della serata. In mezzo a tanti giovanissimi infatti (l’età media è 25 anni), il personaggio più eccentrico è Giancarlo Mancini, 55 anni da Sezze, docente di storia della Medicina all’università Tor Vergata. A vederlo è un po’ il Carlo Marx della serata, arrivato con figlia e genero appresso. “Ho avuto la fortuna di conoscere Francesco, e una volta gli ho anche spedito una foto con dedica: una foto con il vecchio autre del Capitale”, ride Mancini.

Intanto il concerto di Bologna è andato tutto esaurito da settimane. Ci saranno 15 mila persone, esattamente come per Paul McCartney sette giorni fa. Dopo le voci di un possibile addio al palcoscenico, ieri Guccini ha ridimensionato: “Mi prenderò un periodo sabbatico e poi probabilmente farò qualche concerto dopo il disco”.

Ai gucciniani in pellegrinaggio a Bologna, rinfrancati dalle parole rassicuranti del loro maestrone, non resta dunque che attendere il concerto di domani tra una canzone e un bicchiere di Sangiovese della casa. Con una certezza: non sarà l’ultima cena.