Il sindaco di Agrigento Marco Zambuto

Un vero e proprio impegno scritto per ricordare ai dipendenti comunali le principali norme del loro lavoro. Regola numero uno: non farsi corrompere, mai.

E’ la trovata del sindaco di Agrigento Marco Zambuto per evitare che i dipendenti della città dei templi vengano di nuovo sorpresi con le mani nel sacco. Martedì scorso infatti il giudice per le indagini preliminari di Agrigento Alberto Davico aveva emesso ben dodici ordinanze cautelari per altrettanti dirigenti e funzionari dell’ufficio tecnico: sei sono finiti in carcere, cinque agli arresti domiciliari e per uno è scattato l’obbligo di dimora in città. Le indagini del procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo e del sostituto Luca Sciarretta hanno squarciato il velo sul delicato lavoro dell’ufficio tecnico del comune. Un lavoro che andava avanti a colpi di mazzette e tangenti. Un duro colpo per l’amministrazione Zambuto. “Infedeli funzionari – li definisce il sindaco – che con il loro comportamento non capiscono di aver gettato fango sull’intera comunità agrigentina”.

E in effetti la maxi operazione all’ufficio tecnico rischiava di gettare discredito anche sull’immagine del giovane sindaco dell’Udc. Che infatti ha deciso di correre immediatamente ai ripari. Obbligando tutti i dipendenti a sottoscrivere una sorta di “promessa d’onestà”. Mercoledì prossimo Zambuto chiamerà a raccolta tutti i 700 dipendenti comunali al teatro Luigi Pirandello. Dove insieme al suo direttore generale Carmelo Burgio distribuirà il “Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”: una sorta di vademecum per i dipendenti pubblici sulle regole di comportamento da conoscere e ricordare in ogni momento della propria vita professionale.

Il codice era già previsto da un decreto ministeriale del 2000, ma evidentemente i 12 dipendenti finiti agli arresti nel blitz non ne conoscevano l’esistenza. Per evitare che anche altri dipendenti si “dimentichino” di dover essere onesti, insieme a questa sorta di carta dei doveri, Zambuto distribuirà ai lavoratori del comune di Agrigento anche un formale atto di rinnovo del proprio onesto impegno lavorativo, da firmare e depositare in Municipio. “Viviamo un’epoca in cui si delega troppo – continua il sindaco – dove si delega la lotta alla criminalità soltanto alla magistratura. Si crede che legalità voglia dire soltanto lotta alla mafia ma non è così. Legalità è anche comportamenti corretti nei vari ambiti professionali. E’ per questo che obbligherò i dipendenti a firmare il codice di comportamento. Per fargli promettere che nel loro lavoro saranno onesti”.

Una mossa quella di Zambuto che sembrerebbe superflua, visto che, a rigor di logica, i dipendenti comunali dovrebbero essere onesti naturalmente. Ma il sindaco non la pensa allo stesso modo. “Non è proprio così. – spiega Zambuto – Nel caso dell’ufficio tecnico la cosa allucinante è che nessun cittadino aveva denunciato i comportamenti scorretti. I dipendenti pubblici in Sicilia si dividono in due grandi insiemi: quelli che rincorrono il posto fisso e una volta raggiunto si sentono in dovere di non lavorare e quelli che invece pensano di poterlo utilizzare per amministrare potere che non gli è concesso e quindi arricchirsi illecitamente.” Ma per cambiare le cose può a questo punto bastare soltanto una “promessa” scritta? Il sindaco ha le idee chiare: “Sono consapevole che una firma non basti per obbligare i dipendenti ad essere onesti. Ma almeno adesso avranno la consapevolezza di doverlo essere. E se qualcuno finirà di nuovo nei guai – conclude ironico – potrei chiedere anche l’imputazione per falso in atto pubblico.