Domani sabato quattro dicembre, il giornalista del Fatto Quotidiano Federico Mello presenta il suo ultimo libro “Steve Jobs – Affamati e folli” (Aliberti Editore) un racconto dell’epopea del genio Apple e delle regione dov’è nato il futuro: la Silicon Valley. Traccia costante del libro è il discorso tenuto da Steve Jobs nel 2005 a Stanford.

Il libro verrà presentato a Roma, al Cinema Kino, nel quartiere Pigneto alle 18. Con l’autore, saranno presenti i giornalisti Luca Telese e Giulia Innocenzi e altri ospiti a sorpresa. A seguito della presentazione, per chi è interessato seguirà la proiezione del film “I Pirati della Silicon Valley”, di Martyn Burke.

Pubblichiamo di seguito un’estratto del terzo capitolo “Hippie e nerd”, dove si racconta l’incontro nel 1970 tra i due giovanissimi Steve Jobs e Steve Wozniack, i due fondatori della Apple.

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In America, prima che arrivasse la febbre dell’elettronica, già dagli anni Trenta un’altra passione era diffusa a ogni latitudine tra i ragazzini di ogni età ed estrazione sociale: la febbre del volo. I bimbi e adolescenti che orbitavano intorno ad aeroporti, hangar, piccoli bimotore e grandi aeroplani venivano chiamati Airport Kids. La loro attrazione per il volo era totale. La loro curiosità insaziabile. Facevano piccoli lavoretti, si offrivano per servizi da svolgere, chiedevano consigli e spiegazioni tecniche con l’obiettivo di riuscire a scroccare un volo e, magari, di imparare abbastanza da poter un giorno diventare piloti. I ragazzini sono affascinati da ciò che è nuovo. Ancora di più dalla tecnologia che sembra dare sostanza ai sogni. Gli Airport kids si presentarono negli aeroporti degli States per generazioni.

Fino, all’incirca, agli anni Settanta. Nonostante la passione totale e infantile, infatti, l’economia di scala dell’aeronautica si ergeva come una barricata troppo alta per essere scalata. Si poteva imparare tutto su veicoli, voli, tratte, rotte; tutto sulle storie incredibili di piloti che erano riusciti a salvare centinaia di passeggeri con un atterraggio di emergenza nel bel mezzo del nulla. Ma non c’era modo per i ragazzi, di poter mettere le mani sulla cloche, alzarsi in volo, fare propria l’arte dell’aviazione. Gli aeroplani erano mezzi della grande industria, militare e civile. E tali sarebbero rimasti fino a oggi. Se la strada dei cieli era preclusa, un’altra stava diventando abbordabile. Se un computer fino agli anni Settanta, alla pari di un aereo, costava cifre impossibili, con l’invenzione del microprocessore tutto cambia. Gli Electronic kids, a differenza degli Airport kids avrebbero potuto mettere le mani sugli oggetti del loro desiderio. Steve Jobs e Steve Wozniak sono due perfetti Electronic kid. […]

Dopo aver inventato il suo primo computer, il “Cream Soda Computer”, Woz è anche entrato in contatto con un altro Electronic kid, più giovane di lui di quattro anni: Steve Jobs. È un incontro casuale, tra le vie della Valle, ma che darà vita a una di quelle coppie – come John Lennon e Paul McCartney, Bill Gates e Paul Allen – che segnano un prima e un dopo nella storia. La differenza di età non è un problema, perché per Woz l’unica cosa che conta è poter condividere la sua nerditudine e la sua passione per i bit. Jobs, già ragazzino sveglio, preferisce stare con quelli più grandi perché sono fonte di stimoli e informazioni. Bill Fernandez un giorno dice a Woz: «Ehi, c’è un tipo che dovresti conoscere. Gli piace fare scherzi ed è matto di elettronica proprio come te».

Qualche giorno dopo Bill chiama i due Steve e dà loro appuntamento a casa sua. «Ricordo Steve seduto sul marciapiede davanti a casa di Bill. Per la maggior parte del tempo ci raccontavamo storie sugli scherzi che avremmo fatto, e sui congegni elettronici che avremmo progettato. – ricorda Woz – Sentivo che avevamo un sacco di cose in comune. Generalmente per me era molto difficile spiegare alla gente come funzionava la roba sulla quale lavoravo. Ma Steve la comprendeva in pieno. Mi piaceva». Steve Jobs vede il Cream Soda Computer – prima che questo prenda fuoco – e se ne appassiona. L’ammirazione per quel ragazzo più grande di lui non può che essere totale. I due diventano amici. Si mettono d’accordo per realizzare una complicata burla durante la cerimonia dei diplomi alla Homestead High, la scuola frequentata da Woz e dove Jobs sta ancora studiando. L’idea è di srotolare all’improvviso da un balcone, un lenzuolo con disegnato sopra un enorme dito medio alzato e la scritta: “Congratulazioni”. La firma della burla sarà: “Swab Job”, ovvero le iniziali di Woz (SW) quelle del suo amico e collega Allen Baum (AB) e una parte del cognome di Steve (che, fin dall’inizio, anche nell’acronimo, si prende gran parte della ribalta).

Il gruppetto passa intere nottate a progettare sul terrazzo della scuola un carrello per far stendere nel modo giusto il telo. Steve (Jobs) ben presto si annoia del progetto, ma gli altri due continuano nei loro propositi, anche per una sorta di sfida di perizia tecnologica. Ma, evidentemente, nei destini di Woz c’è qualcosa che non funziona con gli scherzi scolastici. Alla vigilia della cerimonia arriva una soffiata ai vertici dell’istituto: tutto salta e a finire nei guai è Steve che sta ancora frequentando i corsi. Ci sarà presto tempo per rifarsi con iniziative molto più serie e lucrose. Spesso è la diversità a creare una miscela esplosiva. L’angolo acuto solo con quello ottuso riesce a dare una prospettiva di 180 gradi. Così è per i due Steve che condividono interessi e conoscenze, ma sono profondamente diversi.

Tra loro passa perfettamente la divisione, allora molto netta, tra un nerd e un hippie (negli anni recenti la figura dell’hippie, soprattutto in ambito informatico, è stata in gran parte sostituita da quella del “geek”). Woz, naturalmente, è il nerd. A scuola è a favore della guerra in Vietnam. Ha ereditato dalla famiglia una fiducia cieca nel governo e nella politica, nella sua testa non esiste un’opzione che permetta di mettere in discussione ciò che le istituzioni hanno deciso. Ma la prospettiva di partire per il fronte (si salva grazie a una lotteria lanciata dal governo) gli fa cambiare idea. Abbandona ogni ingenuità e si ripromette di dedicare tutta la sua vita «a impedire che dei giovani ragazzi si trovino sulle spalle qualcosa come la guerra in Vietnam». Cambia, Woz, ma a modo suo: «Provai a essere un hippie, ma senza successo». Non usa droghe e non beve. «Dal collo in su sembravo Gesù Cristo. Ma dal collo in giù, vestivo come qualsiasi ragazzo, come un ingegnere. Pantaloni e camicia colorata. Non ho mai messo quelle cose da hippie». Se Woz è un nerd, Steve Jobs è un vero hippie. La differenza tra i due stili di vita – che determinano anche due stili di programmazione – l’ha spiegata bene Robert X. Cringely.

Le distinzioni che tratteggia, estetiche e culturali, sono anche il perfetto spaccato di un’epoca. Le due tipologie di programmatori degne di nota sono quelle degli hippie e dei nerd – scrive nel suo racconto Accindental Empires – Quasi tutti i grandi programmatori appartengono a una tipologia o all’altra. I programmatori hippie hanno capelli lunghi e ignorano sfacciatamente e orgogliosamente il susseguirsi delle stagioni nella scelta dei loro vestiti. D’inverno indossano pantaloni corti e sandali; per tutto l’anno una t-shirt. I nerd sono invece gente pulita dal culo stretto, così attenti ai dettagli da risultare spesso noiosi per chi li ascolta. Sono praticamente solo uomini e indossano camicie a maniche corte con grandi tasche. I nerd si portano sempre dietro le loro calcolatrici; gli hippie se le fanno prestare. I nerd usano spray decongestionante anti-asma; gli hippie tirano cocaina. I nerd sono noti per conoscere quarantasei posizioni diverse per fare sesso, ma non conoscono nessuna donna con la quale passare dalla teoria alla pratica. Gli hippie conoscono le donne. Questa descrizione è solidamente radicata nella realtà di quegli anni.

“C’è un’altra differenza fondamentale tra le due categorie, ed è il modo in cui nerd e hippie si approcciano alla programmazione. Gli hippie tendono a fare le cose giuste con il minimo delle risorse necessarie; i nerd tendono a fare la cosa sbagliata, ma molto molto bene. I programmatori hippie sono specializzati a dare un senso e una forma corretta ad un problema e alla sua soluzione, ma quando si tratta materialmente di scrivere codice, fanno lavori sciatti e si annoiano facilmente. Per i programmatori hippie, il problema è risolto quando ideano una soluzione: poi chi se ne frega di quando il lavoro sarà finito e il problema finalmente risolto. Gli hippie vivono in un mondo di idee. Al contrario, i nerd sono così concentrati sui più piccoli dettagli che fanno funzionare bene un programma, che rischiano di mandare tutto all’aria non calcolando il senso più ampio delle cose”.

Questa è la nostra storia. La storia di una coppia formata da un hippie (Steve Jobs) e dal migliore nerd in circolazione (Steve Wozniak). Un hippie che alimenta i sogni e un nerd che li trasforma in codice, sono un’accoppiata imbattibile. Basta solo che trovino obiettivi comuni e concreti e che esplorino nuovi mercati che neanche esistono, a cominciare da alcune piccole scatole che permettono di telefonare gratis in tutto il mondo.