Ci sono due possibili reazioni alla notizia che rimbalza da Bruxelles e che racconta del Codice di condotta che i Parlamentari europei hanno appena varato.

Si possono scuotere le spalle ritenendolo ovvio e naturale o, invece, ci si può dispiacere della circostanza che niente di simile sia sin qui accaduto – né sembra prossimo ad accadere – in Italia.

I parlamentari europei si sono impegnati a dichiarare, pubblicamente e online, ogni attività professionale svolta nei tre anni precedenti l’elezione, così come l’appartenenza a qualsiasi consiglio aziendale, Ong e/o associazione durante tale periodo e nel presente.

A comunicare al Parlamento e a consentire la pubblicazione online delle informazioni relative a qualsiasi attività remunerata intrapresa durante la durata del mandato, tra cui la stesura, la formulazione di pareri e consigli forniti come esperti, anche se occasionale, se comporta compensi superiori ai 5.000 euro l’anno.

I sostegni finanziari di qualsiasi natura ed ogni genere di interesse che potrebbe causare un conflitto d’interessi dovranno essere resi pubblici e in caso di mancato adempimento, il deputato non sarà più idoneo a ricoprire cariche in seno al Parlamento.

Ogni regalo o beneficio di valore superiore a €150 donato a un deputato durante l’esecuzione del suo mandato dovrà essere rifiutato o, se accettato nelle vesti di rappresentante ufficiale del Parlamento, dovrà essere trasmesso al Presidente del Parlamento.

Il rimborso dei costi diretti, ossia le spese per l’alloggio, il viaggio e il sostentamento, non sarà considerato un dono, nel solo caso in cui si partecipi a un evento in seguito a un invito ufficiale.

Gli ex deputati che inizino a lavorare come lobbisti in un campo direttamente collegato all’azione dell’Unione europea, non potranno beneficiare delle strutture diversamente previste, durante il periodo in cui svolgono tale attività.

Sono queste alcune delle principali regole che i deputati europei si sono dati e che sembrerebbe naturale ed ovvio si dessero – specie in un momento in cui si chiedono al Paese enormi sacrifici e grande fiducia – anche i Parlamentari italiani.

“Si configura un conflitto d’interessi qualora un deputato al Parlamento europeo abbia un interesse personale che potrebbe influenzare indebitamente l’esercizio delle sue funzioni in qualità di deputato”- stabilisce il nuovo codice di condotta che, prevede poi che “ove constati di avere un conflitto di interessi, il deputato adotta senza indugio tutti i provvedimenti del caso per porvi rimedio in conformità dei principi e delle disposizioni del presente codice di condotta” e “qualora non riesca a risolvere il conflitto di interessi, il deputato ne informa per iscritto il Presidente”.

E’ troppo esigere che i nostri Parlamentari si ispirino all’esempio dei colleghi europei e facciano altrettanto?

A giudicare da quanto sin qui accaduto e da quanto sta accadendo nelle ultime ore, sfortunatamente, sembra di sì.

La rassegna stampa della Camera dei deputati di questa mattina non contiene neppure un articolo nel quale si dia notizia del codice di condotta approvato dal Parlamento Europeo, i nostri Parlamentari continuano a resistere, persino, all’idea di rivedere il loro “trattamento pensionistico” a cinque stelle e, come se non bastasse, anziché rendere più trasparente l’attività parlamentare, hanno appena adottato un provvedimento allo scopo di limitare le foto in aula che, spesso, hanno documentato inacettabili distrazioni ludiche dei nostri rappresentanti o scambi di pizzini.