Nicola Cangiano, l’ultimo dei Casalesesi che ha deciso di collaborare con la giustizia

Il verbale è fresco di stampa. Porta la data del 18 novembre scorso. Parla Nicola Cangiano, l’ultimo dei Casalesesi che ha deciso di collaborare con la giustizia. Cangiano è un condannato per camorra: il tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha ritenuto organico alla fazione di Giuseppe Setola, il capo dell’ala stragista dei clan. Sentito dai pm della Dda di Napoli, il pentito conferma quanto già trapelato nei mesi scorsi nelle dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia, e confermato dai recenti ritrovamenti in alcune abitazioni del casertano di armi capaci di squarciare le auto blindate delle scorte: la camorra casalese stava progettando attentati contro magistrati anticamorra e un ufficiale dei Carabinieri. Nel mirino, spiega Cangiano, c’erano i pm Sirignano, Maresca, Milita e Roberti (quest’ultimo oggi è procuratore capo a Salerno) e il colonnello Fabio Cagnazzo, trasferito l’anno scorso dalla guida del nucleo investigativo dei carabinieri di Castello di Cisterna dopo aver catturato 108 latitanti in sette anni, in seguito alle accuse, mai provate, di presunte collusioni tra i carabinieri di Castello di Cisterna e la camorra, mosse da un pregiudicato che aspirava al programma di protezione e trasfuse in un’informativa della Squadra mobile di Napoli all’epoca guidata da Vittorio Pisani. Poco dopo la diffusione di quell’informativa, 26 pm su 30 della Dda napoletana firmarono un documento senza precedenti per esprimere solidarietà e stima all’ufficiale dell’Arma che adesso lavora in Puglia.

Secondo Cangiano, durante la stagione del terrore e degli omicidi a raffica Setola aveva maturato “…propositi omicidiari nei confronti del Dott. Sirignano, del Dott. Maresca, del col. Fabio Cagnazzo, del dott. Roberti Franco ma anche genericamente nei confronti di chiunque di Pubblici Ministeri che in quel periodo lo colpivano come ad esempio il Dott. Milita”. Il verbale è allegato agli atti dell’inchiesta culminata ieri in sette arresti tra gli esponenti della fazione Zagaria per le estorsioni nel casertano, tra i quali due fratelli e un cugino del superlatitante boss Michele Zagaria. “Le devo rappresentare – afferma Cangiano – come la S.V. saprà che Setola è un vero e proprio sanguinario. Le azioni omicidiarie in genere venivano eseguite improvvisamente o comunque lui ordinava di partire per andare a compiere omicidi ed attentati anche all’improvviso. Avevamo quindi alcuni obiettivi programmati e, comunque, poiché viaggiavamo sempre armati, se avessimo incrociato uno dei soggetti che lui aveva indicato come da eliminare avremmo sicuramente sparato. Spesso ad esempio nei viaggi al Vomero (dove il killer fu a lungo latitante, ndr) lui si rammaricava di non incontrare qualche vostra autovettura così almeno avrebbe dato un altro segnale”.

Cangiano rivela che Setola aveva discusso le sue intenzioni in un incontro con Antonio Iovine (all’epoca latitante, ndr) e Nicola Schiavone “da cui era uscito anche riportando il loro appoggio”. Rendendo così “Setola ancora più forte e deciso nell’attuare la sua strategia anche alzando il tiro nei confronti di rappresentanti delle Istituzioni. Peraltro, quella stessa sera andai su suo incarico a San Cipriano d’Aversa a casa di … omissis… Di Puorto Salvatore a prendere un Kalashnicov che gli era stato regalato dai due … omissis …”

Setola, dichiara Cangiano “aveva anche un mitragliatore M12 che però cadde e si ruppe”. Fu proprio il pentito che si prese cura dell’arma portandola ad aggiustare da un complice.