Il palazzo della Rai a viale Mazzini

I vertici di via Mazzini sono in fermento: il Tg1 è stato battuto anche ieri sera dal Tg5 (21,59 per cento di share contro 21,89%). Ma la vera notizia è la reazione dell’interessato: il direttore del giornale della rete ammiraglia Augusto Minzolini: “Questo tg, con la sconfitta di misura di ieri, in due anni ha perso otto volte come quello dello stimatissimo Riotta, per cui parlare di crisi è francamente un po’ azzardato”. Se l’ultima volta era colpa della Formula Uno, l’insuccesso di ieri il direttorissimo lo commenta così: “Come sapete l’Eredità, programma geniale, dal passato glorioso, per dieci anni  ha consentito al Tg1 di partire con un ragguardevole margine di vantaggio sul diretto concorrente ma ora segna il passo. Spesso in queste settimane è andato sotto. Ieri, appunto, il nuovo preserale di Canale 5, condotto da Bonolis, ha avuto uno share superiore di 0,6 punti su quello del sempre bravo Conti e il Tg1 ha perso dello 0,3. Più volte ultimamente il Tg1 è partito sotto, ma è riuscito a superare indenne l’handicap. Ieri no per altre due ordini di ragioni. La prima riguarda l’ulteriore affollamento della fascia che va dalle 20 alle 20 e 30. Un anno fa fui tra i primi a dire che serviva un programma di approfondimento per contrastare il tg di Mentana, che somiglia più ad un talk show che non ad un notiziario. La cosa fu lasciata cadere come una mezza provocazione. Ora all’improvviso il vertice Rai ha messo in palinsesto il programma dell’encomiabile Annunziata. Ebbene quando mi è stato chiesto un parere sull’opportunità di fare questa scelta, ho detto che non mi convinceva adducendo questa motivazione: un conto era tentare l’operazione quando l’Eredità offriva un certo margine di vantaggio al Tg1, un altro farlo con il preserale che stenta, visto che il programma dell’Annunziata avrebbe tolto forse qualche punto di share a Mentana, ma avrebbe rosicchiato anche qualche decimale al Tg1, che in alcune situazioni avrebbe potuto rivelarsi decisivo”. Oltre che sulla costante emorragia d’ascolti del giornale, i riflettori sono puntati sul prossimo 6 dicembre quando si saprà se Minzolini andrà a processo con l’imputazione di peculato per le spese folli fatte con la carta di credito aziendale. A tale riguardo, il direttore generale di Viale Mazzini Paolo Garimberti si è detto pronto a convocare un nuovo Cda nel caso “arrivasse un rinvio a giudizio nei confronti di Augusto Minzolini”.

Ma sono proprio i consigli d’amministrazione e le decisioni di alcuni dei suoi membri ad aver mandato, sempre oggi, fuori dai gangheri il presidente del Servizio pubblico. Nella seduta odierna dovevano essere confermate alcune nomine secondo quanto deciso dal Direttore generale Lorenza Lei, ma le cose sono andate diversamente. Sull’esito della votazione di oggi pesa la notizia di un incontro, non confermato, avvenuto ieri tra Romani, Gasparri, Maroni e i cinque consiglieri Rai in quota centrodestra. Un meeting proprio in preparazione della seduta del cda di oggi.

I vertici di viale Mazzini erano chiamati a nominare i nuovi responsabili di Risorse televisive,
Sviluppo strategico e Abbonamenti, ma la decisione è stata bloccata dai cinque esponenti del centrodestra che siedono in Cda. Un siluramento di una decisione presa dal direttore generale Lorenza Lei che ha mandato su tutte le furie Garimberti: “Delle nomine necessarie e presentate con tutti i crismi sono state rinviate perché i consiglieri della ex maggioranza politica hanno cambiato idea. E’ uno scandalo ed è avvenuto per ragioni politiche: far capire che l’ex maggioranza è ancora tale nel Cda”. Il presidente della Rai non usa mezzi termini per condannare quanto successo nella seduta odierna, quando alla presentazione da parte del direttore generale delle nomine previste (Carlo Nardello, Valerio Fiorespino e Giancarlo Biacca ), i consiglieri vicini a Pdl e Lega hanno chiesto che queste venissero ridiscusse ottenendo il rinvio del voto alla prossima seduta, anche perché il Dg non le ha ritirate. “E’ ora – ha detto Garimberti- che lo spirito che sostiene il governo Monti entri anche nella Rai, una volta per tutte. Bisogna dire basta a questa politica politicante che continua a interferire nella vita dell’Azienda, bloccandone il funzionamento, in un momento delicatissimo in cui è in gioco il suo futuro e quello dei suoi dipendenti”.