Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia

Tempi troppo lunghi e regole discutibili: impossibile, così, pianificare l’investimento. Con queste motivazioni, Sky Italia ha comunicato la decisione di ritirarsi dalla gara per l’assegnazione delle frequenze del digitale terrestre. Il cosiddetto Beauty Contest, quindi, perde un ‘concorrente’ di peso, che ha preferito farsi da parte anche perché il metodo scelto per l’asta “favorisce operatori già attivi sul mercato, non contribuendo alla concorrenza del settore”. Tali modalità ambigue, del resto, erano già state sottolineate a maggio scorso, quando ilfattoquotidiano.it era riuscito ad avere in anteprima la bozza di lavoro del bando di gara in questione.

Ora arriva la mossa ufficiale di Sky Italia, che ha diramato una nota molta dura per spiegare i motivi del suo ritiro. “Sky Italia ha partecipato al Beauty Contest avviato dal precedente Governo – si legge nel comunicato – sulla base di una specifica autorizzazione ricevuta nel luglio 2010 dalla Commissione Europea, autorizzazione che sottolineava come proprio Sky avesse contribuito allo sviluppo della concorrenza nel mercato televisivo italiano e come la sua partecipazione alla gara per l’assegnazione delle frequenze sul DTT avrebbe comportato un’ulteriore apertura del mercato”.

Dopo la premessa, i vertici dell’emittente sono passati alle storture che hanno consigliato il ritiro dalla gara per le frequenze digitali. “La lunghezza dei tempi, ad oggi ancora indeterminati, che hanno caratterizzato lo svolgimento di questa gara e che impatteranno inevitabilmente sull’assegnazione delle frequenze – hanno scritto da Sky Italia – sono però diventati del tutto incompatibili con l’esigenza di pianificare con certezza gli investimenti che sarebbero necessari nel caso di un’ipotetica assegnazione”. Ciò che ha fatto cambiare idea alla ‘versione’ italiana della tv di Murdoch, però, è anche altro: “Tale indeterminatezza dei tempi – è la spiegazione fornita – si è inoltre accompagnata a un bando che contiene elementi discutibili, legati all’adozione di un disciplinare di gara con regole che oggettivamente favoriscono operatori già attivi sul mercato. Va ricordato che proprio tali regole hanno portato alcuni partecipanti alla gara, tra cui la stessa Sky, a presentare ricorsi all’autorità competente, ricorsi che potrebbero moltiplicarsi una volta annunciate le assegnazioni delle frequenze”.

Dall’emittente, inoltre, è arrivata anche una sonora stilettata a chi ha predisposto il bando di gara: “Tempi poco chiari e regole discutibili – è sottolineato nella nota – sono incompatibili con un mercato televisivo e uno scenario competitivo che è invece in rapida e costante evoluzione. Nella televisione italiana stanno nascendo infatti nuovi modelli di business e fanno il loro ingresso nuovi player, provenienti spesso da settori finora estranei alla produzione e alla distribuzione di programmi televisivi”. A chi sono indirizzate le critiche? Lo si comprende subito dopo. “Di conseguenza – hanno scritto da Sky – questo Beauty Contest, nelle modalità impostate dal precedente Governo, non solo non interpreta più le reali esigenze di sviluppo e di apertura alla concorrenza di questo mercato, ma rischia concretamente di essere un elemento negativo per lo stesso. Per questo – è la conclusione della nota -, Sky ha deciso di ritirarsi con l’auspicio che questa sofferta decisione possa favorire una nuova stagione di riflessione tra tutti gli operatori e il nuovo Governo, per un profondo ripensamento delle regole con cui ridefinire in senso competitivo il sistema televisivo italiano”.

Un attacco su tutta la linea, quindi, che viene rilanciato anche dall’amministratore delegato di Sky Italia Andrea Zappia, il quale si augura “che questa nostra decisione, per quanto difficile e onerosa, possa dare un serio contributo ad avviare un dibattito aperto e costruttivo sul futuro della televisione nel nostro Paese”. Zappia, tuttavia, ha parlato del Beauty Contest come di un’importante occasione di occupazione e sviluppo. Persa, però, “a causa dell’impostazione che è stata data a tutto il processo”.