Il professore Giorgio Celli, scomparso lo scorso giugno, verrà ricordato con un premio a lui dedicato. E’ l’azienda leader nel settore dell’alimentazione biologica, Almaverde Bio, a cui Celli ha prestato più volte il nome per pubblicizzarne i prodotti, ad avere indetto un riconoscimento ufficiale intitolato al celebre entomologo, grande amico e sostenitore del biologico.

Il primo premio sarà consegnato a novembre 2012 ad una personalità del mondo dell’informazione, delle istituzioni, della produzione o della distribuzione che più avrà contribuito, nel corso dell’anno, a favorire lo sviluppo del biologico italiano. L’assegnazione in memoria di Celli sarà decisa dal Consiglio di Amministrazione di Almaverde Bio Italia: “Nessuno più di Giorgio Celli”, dichiara Renzo Piraccini, presidente di Almaverde Bio, “ha contribuito allo sviluppo del biologico in Italia. Oggi più che mai i temi della sostenibilità, dell’equilibrio tra uomo e natura e della salubrità alimentare sono all’avanguardia e ringrazio Giorgio per la sua lungimirante ispirazione”.

Celli era nato a Verona settantasei anni fa. Laurea in Scienze Biologiche quando ancora l’università non era un porto di mare, una carriera da docente all’ateneo di Bologna come entomologo con particolare attenzione alle api e agli amatissimi gatti.

In tanti lo ricordano ancora per quella sua paciosa grazia con cui si avventurava nel raccontare comportamenti, gesti, sguardi dei suoi carissimi soggetti di studio, a quattro zampe o due ali. Nel regno degli animali è stata a suo modo una trasmissione cult, su Rai Tre di sabato sera. Con quegli scenari tridimensionali che lo immergevano nella savana piuttosto che nella tundra, nella foresta tropicale piuttosto che in un bosco altoatesino.

La citazione è dall’enciclopedia della tv di Aldo Grasso: “Unendo il rigore delle informazioni ad un tono ironico e bonario, sviluppa un originale racconto televisivo che rifugge dal consueto punto di vista antropocentrico, per privilegiare inedite e singolari prospettive di osservazione”. Celli ci sapeva fare, era un ottimo divulgatore. Affabile, sorridente, giocoso: era riuscito perfino ad insegnarci che anche le piante non sono angioletti. Nel senso che si comportano con astuzia, usando l’inganno, facendo sesso, insomma sono identiche all’uomo.

E se l’Università è stata la sua principale passione, Celli aveva anche un talento coltivato in silenzioso segreto: il teatro.

In vicolo Vinazzetti a Bologna, dietro alla rumorosa via san Vitale, Celli dirigeva Fantomas un teatrino nascosto, di quelli che a Bologna lentamente scompaiono per poi non riaprire più. Ma era stato anche attore e sceneggiatore cinematografico, all’epoca in cui Pupi Avati giocava coi generi, esponeva il proprio pensiero in chiave grottesca, adoperando gli stilemi del celeberrimo horror padano: ne La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone (1975) lo ritroviamo tra gli interpreti al fianco di altri due bolognesi come Lucio Dalla e Gianni Cavina, mentre in Balsamus, l’uomo di Satana (1970), sempre per la regia di Avati, Celli si era occupato dello script.

Anche a livello politico l’impegno non è stato da poco, ovviamente nei Verdi, per cui era stato parlamentare europeo e consigliere comunale a Bologna tra il 1998 e il 2004.