È strana la storia che rischia di avere come epilogo il fallimento del Piacenza Calcio. È la storia di una società a responsabilità limitate a capo della cordata che rileva quella che 10 anni fa, secondo la stampa specialistica, era una delle 10 “isole felici” del pallone italiano. Una società che non nasce per operare nel settore sportivo, ma per esportare farmaci in Medio Oriente e che nella carica di presidente ha visto insediato il dimissionario Nicolò Amato, l’avvocato che fu a capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) e che di recente è stato sentito dalla procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia.

Partiamo dalla fine, dal baratro che si profila per il Piacenza Calcio, già sofferente sul fronte sportivo. Reduce dalla retrocessione dalla serie B, i tifosi si sono dovuti rassegnare alla tripletta incassata dalla Triestina nell’ultima giornata di campionato in Lega Pro Prima Divisione, dove milita al quartultimo posto con 15 punti.

Ma neanche il fronte societario va bene, tra calciatori e tecnici non pagati, fornitori in attesa del saldo di fatture inevase e le casse dello Stato che devono incassare per il 2011 Iva, Irpef e altri contributi. Una situazione, questa, che sembra essersi delineata dopo l’uscita di scena di Fabrizio Garilli, patron storico dei biancorossi fino a questa estate, quando gli è subentrata la cordata di Luigi Gallo, capitanata dalla Italiana Srl. Gallo nell’ambiente dello sport è soprannominato “Attila” perché, secondo la vulgata, quando passa lui su una squadra, niente è più come prima. Lo testimonierebbe lo stato della Lucchese, per esempio, che sarebbe sulla soglia del crac. O del Venezia, club fallito e con un processo tuttora in corso.

Ora sarebbe la volta del Piacenza calcio. L’Italiana Srl, rappresentata oggi da Vladimiro Covilli Faggioli, commercialista spezzino neo amministratore unico del Piacenza e liquidatore della Lucchese, ha acquistato quest’estate i biancorossi. Della cordata che guida nell’avventura piacentina fanno parte anche Coesi Group, Mediatel (Luigi Gallo), Società Valdostana di Garanzia, Digitmedia Spa di Giuseppe e Salvatore Toscano, Pietro Cruciani (con una società dilettantistica di Formello) e Almon Holding. In merito a quest’ultima società, il nome è la contrazione di un nome, Alessandro Mongarli, l’inventore della linguetta delle lattine, che a maggio stava per comprare l’Alessandria dopo aver tentato con il Torino e Parma.

Tornando alla capofila che ha rilevato il Piacenza Calcio, l’Italiana Srl vede ancora con la qualifica di presidente Nicolò Amato, titolare dell’omonimo studio legale a Roma. In passato è stato magistrato e all’inizio degli anni Novanta è stato a capo del Dap. Proprio in riferimento a questo periodo, di recente è stato sentito nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti tra uomini delle istituzioni e del crimine organizzato in Sicilia. E nello specifico, gli sarebbero state chieste informazioni in merito alla revoca chiesta nel 1993 del 41 bis, il regime di carcere duro, per alcuni boss. Ma non le indagini siciliane e nemmeno le recenti audizioni in commissione antimafia dell’uomo di legge romano riguardano la vicenda che si sta raccontando qui.

Interpellato telefonicamente, in merito all’Italiana Srl, Amato dice di esserne stato presidente, ma di aver lasciato quell’incarico da oltre un anno. “Il mio nome”, afferma, “forse è rimasto perché non sono ancora state espletate le formalità per la cessione delle mie quote. Però io non mi sono mai occupato della vicenda del Piacenza Calcio e devo dire che non ne so niente”.

Anche perché l’Italiana Srl sarebbe nata con scopi che con il pallone e lo sport più in generale non c’entrano nulla. “La società doveva tenere rapporti con Paesi del Medio Oriente perché uno dei soci era un cittadino giordano di una certa autorevolezza, Abdalla Maita”, aggiunge Nicolò Amato. “Poi è scomparso, io l’ho visto due volte, e la società non ha mai funzionato”. I rapporti di cui il professore parla riguardavano dunque rapporti commerciali con la Giordania e altri Paesi del Medio Oriente per fornire medicinali a ospedali e altre strutture sanitarie. Ma niente di tutto questo si concretizza.

Così, a fine estate 2010, il presidente Amato annuncia la sua intenzione di dimettersi e di cedere o mettere in liquidazione della società. Intenzione confermata la prima volta in una raccomandata inviata il 17 settembre 2010 e la seconda nel corso del consiglio d’amministrazione tenutosi 13 giorni più tardi. Gli altri soci chi erano? “L’avvocato Marco Gianfranceschi e l’altro il dottor Licciardi, un commercialista di La Spezia”, risponde Amato. “Io conoscevo l’avvocato Gianfranceschi, che mi aveva proposto di costituire questa società. Gli altri no, me li ha presentati lui. Io mi fidavo dell’avvocato, è avvocato. Da allora Gianfranceschi e io ci siamo visti solo una volta perché lui non abita a Roma”.

E com’è stato possibile che dall’export di farmaci si sia passati alle società sportive? “Del calcio io non ne so assolutamente niente”, conclude Amato. Nessun commento dunque sulla sorte del Piacenza, che non è affare che lo riguarda e che si deciderà nel corso delle prossime ore: se l’Italiana Srl trova i capitali da mettere nella società per coprire i debiti crescenti, bene. Altrimenti non ci sarà nient’altro da fare che presentare i libri in tribunale facendo istanza di fallimento.

di Antonella Beccaria e Massimo Paradiso