Il ministro del Lavoro Elsa Fornero

Dal primo gennaio 2012, le pensioni dei parlamentari italiani saranno assegnate con il sistema contributivo, mentre gli ex deputati e senatori dovranno raggiungere i 60 anni (65 per chi ha alle spalle un solo mandato) per poter incassare l’assegno. E’ quanto deciso dal riassetto del sistema previdenziale voluto dal ministro del Lavoro Elsa Fornero, che oggi ha partecipato ad un vertice con i presidenti di Camera e Senato nel quale è stata ratificata la decisione.

“Il presidente del Senato Renato Schifani e il presidente della Camera Gianfranco Fini – si legge nel comunicato congiunto diffuso al termine del vertice – si sono incontrati oggi, assieme ai rispettivi Collegi dei Questori, con il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, professoressa Elsa Fornero, ed hanno comunicato al governo la volontà di procedere entro la fine dell’anno, nell’ambito dell’autonomia costituzionale riconosciuta alle camere dal nostro ordinamento, ad una radicale modifica della disciplina in tema di assegni vitalizi”.

Dopo la premessa, ecco il quid del cambiamento: “In forza di tale modifica, dal 1 gennaio 2012 sarà introdotto il sistema di calcolo contributivo, in analogia con quanto previsto per la generalità dei lavoratori. Tale sistema opererà per intero per i deputati e i senatori che entreranno in Parlamento dopo tale data e pro rata per quanti attualmente esercitano il mandato parlamentare”. Per gli ex parlamentari, invece, “sarà possibile percepire il trattamento di quiescenza non prima del compimento dei 60 anni di età per chi abbia esercitato il mandato per più di una intera legislatura e al compimento dei 65 anni di età per chi abbia versato i contributi per una sola intera legislatura”.

L’odierna sforbiciata ai vitalizi segue di una settimana quanto deciso dal consiglio di presidenza di palazzo Madama: abolizione per gli eletti nella prossima legislatura, ma non per coloro che sono in carica perché – aveva comunicato il Senato – “è impossibile toccare i diritti acquisiti”. Una misura simile, inoltre, era stato presentato nelle scorse settimane anche alla Camera.

L’effetto della riforma, intanto, coinvolge circa duecento deputati, che dovranno aspettare il compimento dei 65 anni per avere diritto alla pensione. Tra questi, hanno riferito fonti della Camera, anche l’ex presidente di Montecitorio Irene Pivetti, che sarebbe andata in pensione al compimento dei 50 anni, il 4 aprile 2013. La decisione dei presidenti delle Camere dovrà essere ratificata dagli uffici di presidenza, ma le presidenze di Camera e Senato non si aspettano sorprese.

Quanto deciso nel vertice a tre di oggi, tuttavia, non ha accontentato l’Italia dei Valori, che con il deputato Antonio Borghesi ha espresso la propria delusione. “Sembra che la riforma del sistema previdenziale per deputati e senatori lasci intatta l’erogazione per gli ex e per gli attuali parlamentari – ha detto Borghesi – , erogazione che, di fatto, continuerà a pesare per altri 20 anni sulle spalle dei cittadini e che costerà non meno di duecento milioni di euro all’anno”. Da questo dato di fatto la stilettata dell’Idv: “Bisognava avere più coraggio e intervenire anche sul passato – ha detto Borghesi – . Richiamare diritti acquisiti, che non esistono per gli altri lavoratori, appare quanto mai inadeguato. Si tratta dunque, ancora una volta, di un interventicchio“.

Diverso il parere del capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, che parla di “decisione che va nella giusta direzione” perché è un “intervento che cerca di equiparare le condizioni dei parlamentari a quella degli altri lavoratori. Si tratta di un passo verso una maggiore equità”.