Ho letto di Lucio Magri con commozione. E il mio pensiero è andato immediatamente a mio padre, alla sua passione per la politica, ai suoi anni di “devozione” a quella “falce e martello” senza mai smarrire il senso della necessità della democrazia e della libertà, alla sua malinconica desolazione di fronte a una politica svuotata di ogni senso, ogni passione, ogni valore etico. Il suo smarrimento a volte mi riempie di tenerezza, spesso mi suscita una grande rabbia di fronte ai professionisti della politica che hanno da tempo rigettato la passione e la capacità di avere una visione capace di illuminare i propri simili. La politica italiana, e non solo, vive uno stato di mediocrità pari solo a quello di un’economia che è stata portata al suo punto estremo, al di fuori di ogni regola “umana”, e ora grida vendetta.

Ho amato molto Lucio Magri per quanto si possa amare una persona i cui occhi belli si sono incrociati solo filtrati dallo schermo televisivo o in bianco e nero sulle pagine di un giornale. Eppure occhi meravigliosi pieni di passione vitale.

L’ho amato abbastanza per commuovermi nel leggere del suo gesto e per lasciare che una lacrima irrequieta mi scendesse sul viso prima di finire il suo viaggio nella tazzina del caffè del mattino. C’era un tempo in cui mi vergognavo di piangere. Poi ho, grazie a Dio, smesso. Ora rido moltissimo e piango quando è importante farlo per ricordarmi che sono viva.

Ci sono momenti, però, in cui la vita sembra sfuggirti dalle mani e non la senti più. In cui c’è solo l’indolenza di un monotono susseguirsi di minuti e ore e giorni e settimane. Se la vita ti sfugge dalle mani e l’hai molto amata e non riesci più ad onorarla avendola tanto amata, allora è comprensibile che la si voglia inseguire altrove. E lo si faccia cominciando da un gesto aristocratico, pieno di amorevole silenzio.

Io sono ammalata di vita. Come mia zia Elena. Lei mi ha trasmesso questo sorriso perennemente pronto a mostrarsi, a risuonare, a salutare e accogliere. Amo la vita persino nelle sue malinconie e nei suoi giorni grigi. Per questo, credo, sono colpita dal gesto di un uomo come Lucio Magri. Perché ci vuole un amore per la vita di disperante forza per fare ciò che lui ha fatto e nel modo in cui lo ha fatto.

Si consumeranno parole e pensieri e si dirà che la vita vale sempre la pena viverla. Lo penso anch’io. Finché te la senti fra le mani, finché la possiedi al punto da sorriderle. Ma a volte ti sfugge dalle dita e devi rincorrerla altrove. Perché senza di lei moriresti.