Dopo un thriller pressoché misconosciuto (Lady Jane), e un film storico che in Francia ha fatto parecchio discutere (L’armée di Crime), il regista francese Robert Guediguian torna nei cinema italiani da venerdì prossimo 2 dicembre con Le nevi del Kilimangiaro.

Clima degli esordi, storico gruppo d’attori (Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan e Arianne Ascaride – moglie nella realtà di Guediguian) e la Marsiglia dell’Estaque come sfondo (“la mia città è la forma e il linguaggio del mio cinema”), l’autore di La ville est tranquille si riappropria di un suo cavallo di battaglia: l’analisi di un piccolo gruppo familiare che vive nel quartiere operaio dell’enorme porto provenzale.

Nonostante la perdita del lavoro, il cinquantacinquenne Michel (Darroussin, in questi giorni sugli schermi anche in Miracolo a Le Havre), sindacalista della Cgt, vive felicemente circondato da una famiglia numerosa fatta di figli, nipoti e il cognato, suo migliore amico fin dall’infanzia. Anche la moglie, con cui ha condiviso 30 anni di matrimonio e di impegno politico, continua a lavoricchiare come badante di un’anziana signora. Un quadro tutto sommato idilliaco, anche se la tranquillità economica sembra essere arrivata dopo le dure fatiche di decine di battaglie operaie tra portuali e padroni.

L’equilibrio per Michel e sua moglie viene però sconvolto dall’intrusione in casa di due rapinatori. Legati alle sedie marito, moglie, sorella e cognato mentre giocano a carte, i due ladri rubano le carte di credito e una busta di soldi regalati a Michel e signora dagli ex colleghi di lavoro per una vacanza regalo in Africa. Ma prima ancora che paura e indignazione prendano il sopravvento nelle vittime, Michel scopre che a derubarli è stato un suo ex giovanissimo collega di lavoro che era stato licenziato per via di un fantozziano sorteggione tra operai, sottoscritto dai sindacati di cui Michel fa parte.

Una vendetta all’interno della stessa classe sociale ed economica, quella operaia, che provoca differenti reazioni: prima la denuncia, poi la rabbia, infine la pena e un aiuto insperato. “Come fa il giovane ragazzo, prima operaio e poi ladro, ad appartenere ad una classe socio-economica se non ne conosce l’esistenza?”, spiega Guediguian che ha presentato in anteprima il film al cinema Lumiere di Bologna prima di volare a Roma, “Proprio per questo penso che oggi ogni gesto politico, artistico e intellettuale con lo scopo di restituire un senso di coscienza e di appartenenza di classe è utile e urgente”.

“Nondimeno”, aggiunge, “tra i tanti problemi che la crisi economica attuale provoca, una cosa buona può accadere: vedere nascere una nuova coscienza comune tra lavoratori, precari e disoccupati”.

Principali colpevoli di questa deriva i sindacati che, in Francia come in Italia, sono alle prese con una forte crisi di rappresentanza in questo nuovo mondo del lavoro globalizzato: “Sono di parte nel trattare questo tema, ma è da trent’anni che i sindacati si sono posti sulla difensiva. E’ solo cominciando a comprendere cosa succede nella vita di giovani come in quella del protagonista del mio film che possono tornare ad essere propositivi e a compiere l’unico discorso rivoluzionario possibile”.

Le nevi del Kilimangiaro sembra rievocare quel cinema da fronte popolare francese anni trenta, tutto spostato a sinistra per bilanciare lo strapotere dittatoriale delle destre: “Sì, mi sono ispirato a quella stagione del cinema francese, ma nella realtà la sinistra in Francia è un disastro. Cosa volete che dica del candidato del partito socialista per le prossime presidenziali? Per François Hollande non ho nessun interesse, è uguale a tutti i politici della destra”.

“In Francia, e in Europa, abbiamo bisogno della costruzione di una controcultura fatta di valori egualitari e razionalità economica”, prosegue Guediguian, “Vorrei per esempio che esistesse un salario sociale minimo garantito, che aumentassero le retribuzioni di chi prende poco e diminuissero le retribuzioni di chi prende molto. Vorrei anche che il concetto di “proprietà pubblica” di molti settori dello stato restasse un principio politico estremamente importante”.

Infine c’è tempo anche per un giudizio sull’Italia, paese, cultura e lingua che il regista francese, cresciuto in quell’Estaque marsigliese, crocevia di arabi, armeni ed italiani, conosce benissimo: “Anche da voi ci sono gli stessi politici da decenni a governare e questo avviene perché a destra come a sinistra domina l’ideologia liberista che supporta il capitalismo. Con il nuovo governo Monti ci sono degli economisti al governo e non c’è la politica. Non penso sia un bene. Anche se vi siete liberati di Berlusconi, personaggio indefinibile al cui fianco perfino uno come Sarkozy diventa un grande filosofo”.