E’ il solito Romano Prodi, in prolungata surplace dalla politica attiva, quello che inaugura la nuova sede della Fondazione Roberto Ruffilli a Forlì. Pimpante e sorridente come sempre, ma anche piuttosto piccato appena la discussione comincia a vertere sul ruolo dell’Italia all’interno dell’Unione Europea e sulle responsabilità delle altre nazioni.

“E’ chiaro: c’è un paese leader che ha difficoltà ad esercitare la sua leadership”, afferma Prodi, “Nella forma il direttorio c’è, ma nella sostanza, come abbiamo visto nei vertici di questi giorni, è la Germania a dettare le regole. Eppure lo fa senza essere in grado di esercitare la leadership con il senso di responsabilità che si dovrebbe avere quando si è un paese potente in un’associazione di altri paesi altrettanto importanti come l’Europa”.

Non risparmia bordate a nessuno il professore, forte di una primogenitura dell’idea di Europa quando da Bologna andava a Bruxelles per passeggiare a braccetto con Helmut Kohl e Francois Mitterand, mentre Angela Merkel e Nicolas Sarkozy erano ancora dei portaborse: “Perché la Francia non ha l’obiettivo di riequilibrare la politica europea? Perché il presidente francese è fatto così: non fa gioco di squadra. L’Europa è affidata alla responsabilità di una persona sola, la cancelliera Merkel, che ha grossi problemi politici interni”.

Il quadro dell’amarcord viene appena ridipinto e sono subito dolori: “Recentemente ho visto Kohl, era disperato di questa deriva. L’euro non solo è stata solo un’operazione economica, ma soprattutto politica. La moneta unica era il fondamento di una Germania europea e non di un’Europa germanica. Sono io il primo a stupirmi di quanto sia cresciuta e sia forte la Germania da quando c’è l’euro. Questa forza, però, non è stata accompagnata da una leadership responsabile: dove vanno da soli i tedeschi? La Germania sarà troppo grande per l’Europa ma è troppo piccola per il mondo”.

Prodi non dimentica che di fianco alla Merkel, in questi giorni concitati, c’è sempre un rabbuiato Sarkozy: “Il grande errore politico dell’Europa, errore a dire il vero più francese che tedesco, è stato pensare che trasformando la Ue in un direttorio, i comandanti di questo direttorio avrebbero avuto più poteri. Ma l’Ue non è un direttorio e ciò non ha fatto che acuire la mancanza di uno forte spirito identitario europeo che ha lentamente travolto anche l’Italia”.

Un Italia che, a detta di colui che fu l’unico a battere alle elezioni Silvio Berlusconi, “negli ultimi tempi ha visto la politica provincializzarsi e chiudersi drammaticamente: l’Italia si indebolisce sempre più a Bruxelles e nelle sedi che contano. La nostra economia ora è debole e in questo quadro le difficoltà si moltiplicano”.

Un’occhiata oggettiva alle difficoltà, ma anche una presa di posizione sicura rispetto agli attacchi speculativi, sia finanziari che politici: “Nel dopoguerra l’Italia si è lentamente sprovincializzata. Oggi, invece, viene indicata con il dito indice come se fosse estranea alla comunità internazionale. Siamo il secondo Paese industriale d’Europa, davanti a Francia e Regno Unito, e il nostro reddito è ancora molto elevato. Abbiamo solo bisogno di una resurrezione politica per mantenerci al livello di cui siamo degni, non di essere presi come capro espiatorio dei problemi del mondo”.

Compito che in questo momento spetta a Mario Monti, altro europeista convinto, che con Prodi ha parecchie cose da condividere: “La stima che ho di Monti è ben nota, quindi mi aspetto che anche la ricostruzione di un nostro ruolo in Europa sia possibile. Certo, per cambiare le cose non basta. Si possono promuovere tutte le riforme istituzionali che si vogliono, ma se non c’è uno spirito etico non serve a niente. Il problema è più etico che politico, perché nella gente sta riaffiorando la parte brutta del paese, quel vecchio qualunquismo alla ‘Francia o Spagna basta che se magna’. Dobbiamo ricostruire un’etica, tutti insieme, attori economici e attori accademici, e servirà molto tempo”.

Non manca l’affondo su un suo rientro in politica: “Io alle primarie per la presidenza della Repubblica?  Ricordatevi che il presidente della Repubblica lo elegge il Parlamento. E poi tutti mi dicevano che sarei ritornato in politica, invece, in modo molto coerente mi sono costruito una vita molto bella tra insegnamenti in giro per il mondo, conferenze e lezioni”. Prodi fa riferimento alla fondazione per la collaborazione tra i popoli, da lui presieduta con un compito molto preciso: “aiutare i colloqui tra paesi africani, cosa che sta riuscendo”. Dunque non sembrano esserci novità in vista: “Per ora, anzi non per ora, la mia vita la penso così”.