Sono rimaste solo le sedie. Sequestrati i pc, le scrivanie, la stampante, le cassettiere. Con l’esecuzione di un decreto ingiuntivo sarebbero stati  pignorati quasi per intero i beni della redazione di Parma Qui, l’ex Informazione di Parma. Il tutto per un debito di soli 5mila euro, accumulato con un fotografo della provincia. Una fonte ben qualificata conferma tutto anche se il direttore del giornale, Cinzio Marangon, nega con decisione: “Falso – dice – non c’è stato alcun sequestro, semplicemente da domani (martedì 29 novembre, ndr) non saremo più in edicola per problemi finanziari”.

Le segnalazioni sono però molto precise: intorno a mezzogiorno in redazione non restava quasi più nulla. Una ditta di traslochi aveva già portato via gli strumenti di lavoro, impedendo ai giornalisti di preparare il quotidiano. Secondo le fonti, gli incaricati del sequestro hanno esibito ai presenti un’ordinanza di pignoramento. Prese persino le scrivanie, che – stando a quanto riferito – “forse valevano più di tutto il resto vista l’età dei computer”.

A monte dell’ingiunzione ci sarebbe una causa intentata da un fotografo, che da anni aspetterebbe il pagamento di alcune prestazioni mai corrisposte. Valore totale del debito: 5mila euro. Una somma in fondo abbordabile, che però l’amministrazione del quotidiano non è stata in grado di garantire portando la contesa giudiziaria alle estreme conseguenze.

Quello del tribunale suona come un provvedimento beffa per Parma Qui, che proprio venerdì scorso aveva sottoscritto con l’imprenditore Giampiero Samorì – e più esattamente con la società Modena Capitale – un concordato per il risanamento dei debiti pregressi per un ammontare di 800mila euro. Tempo tre giorni e il quotidiano ha dovuto invece arrendersi ad una “piccola” causa da 5mila euro. Atteso e ventilato da tempo, l’accordo con Samorì – l’imprenditore che tempo fa tentò la scalata della banca popolare dell’Emilia Romagna con una cordata di soci – era finalmente arrivato a dare una boccata d’ossigeno alle casse mal messe di Parma Qui. Il quotidiano, dopo l’addio al gruppo extracittadino de L’Informazione (con edizioni anche a Bologna, Modena e Reggio) si era costituito in cooperativa, cambiando la testata e avviando una navigazione in solitaria a tratti faticosa. Samorì poteva essere una speranza. Ora invece lo sgambetto dei 5mila euro costringerà il quotidiano ad uno stop inatteso ma, tutto sommato, prevedibile. Maragon si difende e ribadisce: “Non c’è stato alcun problema particolare, semplicemente – spiega – un finanziatore che aveva sottoscritto un patto con noi si è tirato indietro proprio all’ultimo minuto, creando gravi difficoltà economiche al giornale. Per questo stiamo valutando azioni legali contro questa persona”.