La passione per il gioco delle tre carte non ha abbandonato il nostro ex presidente del Consiglio: la prima uscita pubblica, dopo quelle da imputato al palazzo di giustizia di Milano, è una conferma della sua costanza di giocatore anche se “dietro le quinte”.

Mentre rivendica il gesto disinteressato e di grande responsabilità nel sostenere il governo di cosiddetto impegno istituzionale di Mario Monti che, guarda caso, al convegno dei Popolari Liberali del fedelissimo Carlo Giovanardi si è ben guardato dal nominare, si lancia in un comizio da bassissima campagna elettorale che sembra una specie di trailer del videomessaggio di fine carriera.

Da un lato la trattativa sui viceministri e sottosegretari condotta dal delfino a cui fa mostra di aver consegnato “il partito della verità”, dall’altro in contemporanea la crociata “a difesa dei principi democratici” e contro “lo stato di polizia tributaria” che si instaurebbe con le misure antievasione volute da Monti con il sostegno dei soliti comunisti.

A Varese, davanti ad un pubblico non propriamente giovanile che ha accompagnato con appalusi scroscianti gli attacchi alla dittatura tributaria e “ai comunisti che sono sempre gli stessi”, benché sostengano (più lealmente) lo stesso governo di cui sulla carta è azionista di maggioranza il partito della verità, è ritornato in scena un copione non solo stantio, ma da autentica dissociazione mentale.

Forse, avendo voglia di considerare la galassia di quello che è stato il Pdl, nonché Partito degli onesti e da ultimo “della verità” contrapposto “ai castelli di sabbia costruiti con le loro menzogne”, ovviamente dai comunisti, come ha tuonato Angelino Alfano, i tratti schizofrenici si possono ricondurre più banalmente alla solita messinscena da baraccone.

E così accanto alle posizioni dei molto resposabili alla Lupi, e a quelli che obtorto collo sostengono il Governo dei tecnocrati, e agli ex An che non perdono occasione per prendere le distanze, c’è l’ispiratore di tutti i videomessaggi, il Giuliano Ferrara dragone ribelle che denuncia “la sospensione della democrazia” e “la sottopolitica da incappucciati”.

Solo che viene da domandarsi a beneficio di quale pubblico vada in scena questo sconcertante teatrino di un partito che tenta di sopravvive a se stesso con l’ultimo gioco delle tre carte.

Il suo mitico fondatore, altrimenti appellato “mito fondativo”, nonché proprietario e capocomico in disarmo è stato platealmente e immediatamente sconfessato anche dagli alleati inseparabili fino a ieri, e che oggi per bocca di Roberto Calderoli rispondono senza perifrasi a Berlusconi che l’alleanza “non è solida semplicemente perché non c’è più”.

E questo mentre tutti i sondaggi continuano a dare, nonostante gli elementi di incertezza e le docce fredde dei mercati, ancora  margini molto elevati di fiducia al governo “tecnico” e anche alle misure che sono il principale bersaglio dell’apertura di campagna elettorale del Berlusconi-dottor Jekyll-mister Hyde.

Secondo un sondaggio su Il Sole 24 ore di lunedì 28 novembre oltre l’88% degli italiani è a favore dell’introduzione di un’imposta patrimoniale e il 78% condivide la tracciabilità sopra i 300 euro per contrastare l’evasione fiscale.

Insomma sembrerebbe che siano quasi tutti pazzi per “un regime di dittatura tributaria”, con buona pace degli istigatori istituzionali all’evasione fiscale.