Io Umberto B. lo trovo irresistibile. Ho temuto che, con l’ingresso sulla scena di quel manipolo di serissimi tecnici, il suo greve grugnito non risuonasse più nelle stanze del Palazzo. É da 30 anni che, con sprezzo del ridicolo, garantisce a tutti noi una maschera di cui l’avanspettacolo della politica nazionale non può fare a meno: il grezzo, il rozzo, il contadinaccio, verace e cafone. Quello che fa le corna e le puzze e alza il dito medio per suggerire rapporti contro natura, come promessa, come minaccia o come formula di commiato.

Temevo che l’omologazione lo tentasse, che il clima di attesa del disastro definitivo spegnesse la sua vis pecoreccia. Invece no. Richiesto di un’opinione ragionata sull’inedita contingenza attuale ha borbottato: È un governo che fa schifo. Poi, incurante dell’ultima recita del suo ex-capocordata, ha ruggito: “Gli hanno ricattato le imprese, crollate in borsa del 12 %, ha dovuto lasciare”.

Ma no, guardi, l’ha fatto per Senso di Responsabilità, l’interesse del Paese è sempre stato in cima ai suoi pensieri, chiocciavano i portavoce. “Tutte balle”, ha detto l’Immortale Padano. Non l’ha detto? Ma sicuramente l’ha pensato. E noi con lui.

Il Fatto Quotidiano, 27 novembre 2011