Il presidente francese Nicolas Sarkozy

Strano atteggiamento quello di Nicolas Sarkozy riguardo al diritto di voto degli stranieri extracomunitari alle elezioni comunali. Quando rappresentava il volto umano della nuova destra europea, il conservatore anticonformista e al passo coi tempi, osannato anche da certi esponenti della sinistra italiana, si era detto favorevole alla novità. Ora che le presidenziali sono dietro l’angolo (la prossima primavera), che i sondaggi lo danno come perdente e che Marine Le Pen gli sottrae consensi sul lato destro (estremo destro) del suo elettorato, il Presidente ha fatto marcia indietro.

Poco prima di prendere l’aereo per Strasburgo e incontrarsi con la Merkel e Monti, Sarkozy ieri ha accolto all’Eliseo 3mila sindaci. E si è epresso in questo modo: “Credo che il diritto di voto e quello di essere eletto sui nostri territori debba sempre restare legato al possesso della nazionalità francese”. Sono seguiti uno scroscio di applausi, grida di giubilo, tifo da stadio: in stridente contrasto con l’atmosfera compassata e gli stucchi dorati della sala. Si dirà: la destra francese è sempre stata contraria a quella misura. Il problema è che Sarkozy, il politico neogollista dell’ouverture, si era invece detto a più riprese favorevole.

Facciamo un passo indietro. Scrive il nostro nel suo libro autobiografico “Libre” nel 2001: “A partire dal momento in cui gli extracomunitari pagano le tasse, rispettano le leggi, vivono sul nostro territorio da un tempo minimo, ad esempio 5 anni, non vedo per quale logica potremmo impedire loro di fornire un apprezzamento, anche attraverso il voto alle municipali, su come viene organizzata la loro vita quotidiana”. Nel 2005, quando già puntava alle presidenziali di due anni dopo, Sarkozy rincara la dose in un’intervista a Le Monde: “Non trovo anormale che uno straniero in situazione legale, che lavora, che paga le tasse e risiede da almeno dieci anni (ndr, già ha raddoppiato) in Francia possa votare alle comunali”. Nel 2008, l’anno che segue la sua elezione, già metteva le mani avanti, dichiarando: “A livello intellettuale, sono favorevole. Ma non ho la maggioranza necessaria a far passare una misura del genere”. Della serie: io vorrei, ma mi ritrovo con politici (dell’Ump, il suo partito) ed elettori non così moderni come me.

L’ultima tappa, invece, è un niet assoluto, apparentemente convinto. E subito ribadito da vari dei suoi collaboratori, intervenuti a ruota. Uno dei suo consiglieri storici, Henri Guaino, di tradizione arcigollista : “C’è già un malessere tale a proposito della nazionalità e della nazione, una tale perdita di riferimenti, che aggiungere questa novità sarebbe devastante”. Chrisian Estrosi, sindaco di Nizza: “Non possiamo prendere il rischio che un cittadino originario di un Paese del cui regime politico non siamo sicuri possa influenzare le scelte dei francesi”. Laurent Wauquiez, ministro dell’Università: “C’è chi è pronto a svendere gli ideali della Terza repubblica per comprarsi un certo comunitarismo elettorale”.

Il riferimento è ai socialisti (sono la maggiore forza dell’opposizione), che all’inizio di dicembre presenteranno al Senato (dove da settembre la sinistra può contare sulla maggioranza) un progetto di legge proprio per introdurre il voto alle municipali per gli extracomunitari. Non solo: lo stesso tema si ritrova tra le priorità del programma di François Hollande, candidato del Partito socialista (Ps) alle presidenziali, dato per il momento vittorioso dai sondaggi. Riguardo all’ultimo voltafaccia di Sarkozy, Benoit Hamon, portavoce del Ps, ha ricordato che “il Presidente agisce sempre in funzione dei tempi e delle elezioni”. Per dovere di cronaca, va ricordato che i socialisti hanno sbandierato costantemente quel diritto come uno dei loro obiettivi governativi, fin dalla campagna di François Mitterrand nel 1981, ma non sono riusciti (o non hanno voluto) a vararlo quando erano al potere. Da sottolineare: gli ultimi sondaggi indicano in realtà che la maggioranza dei francesi (ma risicata) è favorevole al voto degli extracomunitari alle comunali. Non, però, la maggioranza dell’elettorato di centro-destra. E l’esigenza principe di Sarkozy è ora il recupero dei consensi che negli ultimi mesi sono migrati verso il Front Nationale di Marine Le Pen. Da riconquistare al più presto. E con ogni mezzo.