Il leader dell'Udc Pierferdinando Casini

Invocate da tutti, le misure anti-crisi arriveranno in Consiglio dei ministri il prossimo 5 dicembre: il primo pacchetto di misure che approderà in Cdm “sarà orientato alla crescita, alla stabilità e all’equità, nel rispetto dei vincoli europei”. E’ quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi al termine di un vertice interministeriale. Intanto Pierferdinando Casini è tornato a parlare del “toto-sottosegretari”, le cui nomine dovrebbero arrivare all’inizio della prossima settimana, mal che vada martedì. “Il Presidente del Consiglio ha un governo di natura tecnica e sa benissimo che farà dei sottosegretari tecnici” ha detto il leader dell’Udc, a margine del congresso cittadino del partito all’hotel Michelangelo del capoluogo lombardo. Convinzione – quella del presidente centrista – che coincide con le recenti indicazioni del segretario Pdl Angelino Alfano, il quale spinge per una lista che non peschi a piene mani dai partiti. Per Casini, inoltre, sono del tutto prive di fondamento le voci che vorrebbero in continua evoluzione le trattative squisitamente politiche tra i partiti e Mario Monti per accaparrarsi le poltrone chiave dei ministeri. Pochi dubbi, inoltre, sul fatto che la squadra dei sottosegretari sarà snella, al massimo di 30 persone.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini, secondo cui “entro la prossima settimana arriveranno i provvedimenti noti” del governo Monti, è tornato a parlare della cittadinanza ai figli di stranieri. A differenza di quanto sostenuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pochi giorni fa, Fini frena: ”Ho molti dubbi sul fatto che nascere in un territorio porti automaticamente a un diritto di cittadinanza. Ho meno dubbi se uno ha fatto un ciclo scolastico e ha i genitori stabilmente in Italia. In questo caso non è necessario attendere la maggiore età”. Quando alla crisi, secondo il leader di Fli, l’Italia “dovrà farcela, e le misure del governo saranno all’insegna del rigore e dell’equità. Nessuno può permettersi il lusso di non appoggiare le misure del governo, sulle quali servirà il massimo della condivisione possibile”. Dunque, per il presidente della Camera da parte del governo “non c’è nessuna nebbia, ma la necessità di fare le cose bene e non solo in fretta”.

Nonostante tutto, però, è il toto-sottosegretari il tema dominante. Come per Casini, anche per Fini “i sottosegretari saranno tutti tecnici”. Poche novità tra i nomi che sono sul tavolo e sui criteri di spartizione, con il Pdl che farebbe la parte del leone. Oltre ai quattro vice all’Economia – partita che il premier si sta giocando in splendida solitudine e su cui si sprecano i bei nomi di accademici e grand commis – una poltrona certamente delicata è quella di viceministro con delega alle Comunicazioni: ballano i nomi di Zeno Zencovich, già autore della legge Gasparri, Antonio Martusciello, ex Forza Italia, oggi all’Agcom, e Roberto Viola, segretario generale della stessa Authority, tutti graditi al Cavaliere, mentre il Pd propone Nicola D’Angelo (Agcom pure lui, ma con targa diversa).

Altro fronte caldo è la Giustizia: a via Arenula i berlusconiani propongono Giovanni Ferrara (capo della Procura di Roma), Michele Saponara, già avvocato di Cesare Previti, o Augusta Iannini, la signora Vespa, appena rimossa dalla poltrona di capo di gabinetto dalla neoministra Severino. Alle Infrastrutture, si parla dell’ex sottosegretario dalemiano Antonio Bargone, ma ben messo è pure Mario Ciaccia, ex Corte dei Conti, da dieci anni in Intesa col ministro Passera. Al Welfare – destinato ad essere il bersaglio dello scontro sociale prossimo venturo – è accreditato il professor Carlo Dell’Aringa, che era lì lì per diventare ministro, ma pure Luigi Cocilovo, ex (chiacchierato) pezzo grosso della Cisl, oggi politico vicino al Pd. Al fondamentale dicastero dei Rapporti col Parlamento potrebbero arrivare rappresentanti politici: l’ex Ppi D’Andrea (che aveva la stessa poltrona con Prodi), l’Udc D’Onofrio o il socialista Piazza, già nel governo D’Alema, che ha il vantaggio di essere amico del ministro Giarda.