Le etimologie sono spesso fantasiose, difficili da provare ma anche affascinanti. Si dice roulette russa, per esempio, perché questo tipo di scommessa suicida compare per la prima volta in un romanzo russo del 1840, Un eroe del nostro tempo, di Mikhail Lermontov. Dove il sottotenente Vulic sfida il destino, convinto com’è della sua ineluttabilità: stacca dal muro una pistola senza sapere se è carica o no, se la punta alla fronte e spara.

Se Vulic è il simbolo d’una generazione, quella post-decabrista, sfiduciata e rassegnata e magari malata di mal di dandy, più difficile attribuire un qualche significato al fatto che esista l’applicazione roulette russa per iPhone. L’applicazione – una delle tante di roulette russa – si chiama iRevoler ed è uno strumento (gratuito) per simulare il funzionamento d’una pistola a tamburo. Chiaro che l’utilizzo come roulette russa è l’unico che offra interesse e prevale nei video caricati su Youtube. Si può scegliere il numero di proiettili da lasciare nella pistola, si gira il tamburo e si preme il grilletto mettendoci il dito sopra. Dopo essersi puntati l’iPhone alla tempia.

Più pertinente dal punto di vista generazionale, rispetto a Un eroe del nostro tempo, il riferimento a 13 Tzameti, del georgiano Gela Babluani, premiatissimo film del 2005 in attesa di sequel americano, dove il protagonista risponde a un’inserzione di lavoro ben pagato e si trova coinvolto in un giro di scommesse clandestine di roulette russa. Come tempia in affitto. Vista la carenza di lavoro che c’è in giro…

D’origine russa sono i cinque amici del Cacciatore di Michael Cimino che si ritrovano in Vietnam, vengono fatti prigionieri e sono costretti a giocare alla roulette russa. Un’altra versione generazionale del gioco. E sempre russa o giù di lì. Forse le etimologie hanno origini poco chiare, bastarde, risulta impossibile un test di paternità, ma le ipotesi si riverberano sull’immaginario in modo proficuo dal punto di vista creativo. Peraltro, tornando all’origine, il sottotenente Vulic se la cava (la pistola non doveva sparare), ma viene ucciso quella stessa notte da un cosacco ubriaco di cikir con la stessa spada con cui ha appena squartato un maiale. Lermontov muore in un duello con il tenente Nikolaj Martynov l’anno dopo l’uscita di Un eroe del nostro tempo, nel 1841, a Pjatigorsk, località termale del Caucaso. Tre anni dopo la morte in duello di Puskin che aveva celebrato in un poema e di cui era considerato l’erede. Il solito sarcasmo di Lermontov aveva fatto imbufalire il tenente, sua vecchia conoscenza. Lermontov muore all’istante e il corpo resta a lungo sotto la pioggia a causa d’un selvaggio temporale.