Il Presidente Napolitano si è rivolto all’organo di auto-governo della magistratura (il Consiglio Superiore) sottolineando tra l’altro l’importanza di trasmettere  “un valido codice deontologico volto ad affermare il necessario rigore nel costume e nei comportamenti del magistrato”. Premesso che un codice etico (non siamo un ordine professionale, per ora) c’è ed è stato rinnovato proprio di recente a seguito delle non isolate vicende di preoccupante e avvilente connivenza di magistrati rispetto a più o meno illeciti comitati d’affari (http://www.associazionenazionalemagistrati.it/codice-deontologico.aspx); inoltre esiste una vastissima giurisprudenza che negli anni ha sanzionato i comportamenti di fatto deontologicamente scorretti (è un sistema disciplinare con luci e molte ombre nonostante le molte condanne, ma questa è un altro questione).

Sono profondamente convinto che per selezionare (e poi formare) un buon magistrato sia necessario verificarne molte qualità, poiché è senz’altro vero che essere un ottimo giurista è condizione indispensabile ma non sufficiente. Un genio della matematica potrebbe essere un pessimo insegnante se gli mancano doti di comunicazione ed empatia coi ragazzi, mentre una grande penna, brillante e lucida, può diventare un pessimo giornalista se non ha indipendenza e coraggio.

Io stesso ho provato a segnalare questo tema all’interno dell’associazione magistrati ma c’è molta chiusura per due ragioni fondamentali: una cattiva e una buona. La cattiva ragione per evitare valutazioni anche di tipo extra-giuridico nella nostra selezione/formazione è ovviamente quella corporativa, che si oppone ad ogni controllo a prescindere, quella di chi non vuol vedere toccati i propri spazi di movimento e teme giudizi negativi, sentendosi auto-referenzialmente al di sopra di ogni giudizio. Questo è inaccettabile. Molti altri, e in parte mi metto tra questi, temono che queste valutazioni possano non essere affidabili, soprattutto se concepite da una classe dirigente politica complessivamente poco autorevole, soprattutto sul piano della legalità (siamo pur sempre il paese con la più alta infiltrazione mafiosa nei partiti e con il tasso di corruzione più elevato tra i paesi OCSE).

Insomma, ci sarebbe oggettivamente il rischio che poi ci si sceglie e si plasma solo il giudice e il pubblico ministero che ci piace, burocrate, a propria somiglianza, potenzialmente cordiale e non fastidioso, come certi che indagano dappertutto senza guardare in faccia a nessuno, tanto per dire. A me piacerebbe che ci fosse un clima di maggiore apertura e fiducia che consentisse di predisporre valutazioni credibili anche in tema di organizzazione del lavoro, equilibrio, pensiero critico, capacità di gestire lo stress e la pressione, tutte qualità che io ritengo fondamentali per fare bene il nostro lavoro.

Speriamo che il futuro ci porti un contesto istituzionale, politico e culturale nel quale fare riforme non punitive e di retroguardia, ma coraggiose e di modernizzazione. Allora sono convinto che gran parte della magistratura avrà solo da guadagnarci e con essa il servizio giustizia e quindi i cittadini.