Appena ci siamo rifatti il look, con un premier presentabile, subito torna a prenderci la sindrome de ‘l’erba del vicino è sempre meno verde’. E, infatti, ecco che ricadiamo nel vecchio difetto evangelico: vediamo il fuscello nell’occhio del prossimo e non ci accorgiamo della trave nel nostro. L’italica stampa dà rilievo enorme alle difficoltà, che sono reali, francesi e tedesche, persino maggiore del rilievo loro dato dai media francesi e tedeschi, con un tono quasi di neppur troppo repressa soddisfazione: altro luogo comune, mal comune mezzo gaudio.

Neppure ci sfiora – si direbbe – la consapevolezza che, questa volta, il mal comune è un disastro per tutti. E dovrebbe almeno venirci il dubbio che il male degli altri è anche conseguenza del nostro dissesto, dei rischi di default a catena degli anelli deboli della moneta unica, Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia.

Fortuna che, nei palazzi che contano, quelli nostri, e quelli europei, c’è gente con la testa sul collo e la memoria non troppo corta. Il governatore di BankItalia Visco dice che “in Italia la recessione è più profonda che altrove” e ripete che senza crescita sarà impossibile riequilibrare i conti. E denuncia l’incapacità di valorizzare le risorse umane, con i salari d’ingresso dei giovani fermi ai livelli di 10 anni or sono.

E il professor Monti torna carico di elogi e di attestati di fiducia dal triangolare di Strasburgo con la Merkel e Sarkozy, dov’è stato testimone di tensioni altrui, tra Parigi e Berlino. Ma torna pure con la determinazione di far fare all’Italia i compiti a casa: un risanamento rapido e rigoroso, il pareggio di bilancio nel 2013.

E se i moniti di casa nostra non bastano, ecco quelli europei. Il vice-presidente della Commissione europea Rehn, che è l’angelo custode messoci accanto dall’Ue in questa fase, avverte che l’Italia deve mantenere alta la guardia e passare all’azione e che il contagio della crisi va diffondendosi ai Paesi centrali dell’eurozona. I mercati ci tirano la giacca: il rendimento dei Btp a 2 anni vola al 7,495%, maggiore di quello dei decennali (è il record dalla nascita dell’euro). Noi che due giorni fa godevamo nei tg ancora dell’Ancien Régime perché la Germania faticava a piazzare i suoi titoli al 2% di interessi.

Visco avverte che le tensioni sui mercati rendono l’equilibrio del debito precario. Certo, la campanella della fine della ricreazione non suona solo per l’Italia: la Merkel e Sarkozy dovrebbero finirla di litigare sul ruolo della Bce, sull’introduzione degli eurobond e sulla riforma dei Trattati; e tutti i leader dell’eurozona dovrebbero trovare in fretta coerenza tra analisi e azione. Ma noi smettiamo di guardare l’erba del vicino e l’occhio del prossimo: la nostra è gialla, ma c’è una trave che ci impedisce di rendercene conto.