Da quando una coltre di rispetto misto a sollievo è calata sul sanguinoso disordine del campo di battaglia, i più furbi tacciono, si allineano e cercano di omologarsi a Mario Monti, al suo stile anglo-alto-borghese: cambiano sarto, studiano le lingue, provano ad andare a Messa con la moglie invece che a letto con l’Ucraina, comprano qualche libro, perdono qualche chilo, smettono di tingersi i capelli. È uno spettacolo consueto eppure sorprendente: il conformismo è sempre stato praticato con passione dalle nostre parti, eppure tanta solenne sobrietà dopo un quarto di secolo di chiacchiere e grida è sconvolgente, come una nevicata ai Caraibi.

Nei talk show ci si urta con delicatezza. In Parlamento, soltanto più il settore cravatte verdi si concede qualche pernacchia. Al ristorante, si prova a non ordinare sempre tartufo, caviale e aragosta, per farsi vedere sensibili alla miseria degli altri. Chi esprime qualche dubbio sulla cura proposta dai luminari chiamati al capezzale dell’Italia, viene emarginato, degradato, licenziato. Sono le dure leggi della luna di miele. Il problema è quando finirà e incomincerà il tran tran del matrimonio. Saranno compatibili, governissimo e partitastri?

Il Fatto Quotidiano, 25 novembre 2011