Da domani Rui Chafes sarà al MUSMA, Museo della Scultura Contemporanea di Matera. Ma i disegni della personale dell’artista dal titolo “Entrate per la porta stretta”, a cura di Giacomo Zaza, sono solo una parte dell’interessante percorso espositivo. Il clou è in realtà l’itineraneo di sculture pensato per i Sassi di Matera, in particolare per gli spazi del complesso chiesastico “Convicinio di Sant’Antonio” e del Parco della Murgia Materana.

Suggestivo il dialogo tra i luoghi reinterpretati dalle opere, dall’antro della galleria e del museo agli scenari naturali del parco o della spiaggia oceanica. Si potrebbe parlare forse di “antiscultura”, dato che a mescolarsi sono arte, sacro, storia, architettura, umanità. Umanità, soprattutto, visto che le sculture di Chafes non sono solo eteree ma spesso invece quasi corpi organici, capaci di trasmettere un pulsare vivo, restituendo così vita a questi luoghi, viceversa mitici e fermati dal tempo.

L’acciaio usato forse non rammenta immediatamente quel Pasolini del film “Il Vangelo secondo Matteo” che l’artista invece cita (il titolo della mostra si rifà alle parole del Cristo: “Quanto é stretta la porta e angusta la strada che conduce alla vita e pochi quelli che la trovano”) per riconfermare quei principi etici che il regista rivendicava nel suo film (il Cristo che, nella sua lotta contro l’ipocrisia religiosa e la brama di potere, si spinge a porsi come “figlio di Dio”, affermazione punita con la morte).

Portoghese, Rui Chafes prosegue il Romanticismo tedesco e il medioevo gotico restituendo alla luce un ruolo cardine, così come al peso e alla forza, ma anche ricerca un equilibrio tra le forme e il rapporto con la natura e con l’ambiente (ricordiamo che ha tradotto i Frammenti di Novalis, oltre ad essere un appassionato del difficile Andrej Tarkowsky): questa sua personale tutta italiana (nel 2007 già era venuto per Onde estou?, alla Fondazione Volume! di Roma) dona a Matera suggestioni simili a quelle, nel 2004, trovate per la Bienal de Sao Paulo.