Risolta, in parte, ma in tempo record la questione del processo di mafia sull’omicidio di Lea Garafolo, collaboratrice di giustizia sciolta nell’acido due anni fa. Il procedimento, iniziato nel luglio scorso, rischiava di naufragare dopo che il presidente della Corte d’Assise di Milano Filippo Grisolia ha lasciato la carica per ricoprire il ruolo di capo di gabinetto del neo ministro della Giustizia Paola Severino. Oggi pomeriggio, infatti, il presidente del tribunale, Livia Pomodoro, ha annunciato con una nota ufficiale di aver provveduto a nominare il sostituto di Grisolia.  L’incarico è stato affidato ad Anna Introini, presidente della nona sezione del Tribunale di Milano.

Ora, si legge in una nota ufficiale, “spetterà al nuovo presidente e al suo collegio ogni decisione in ordine all’andamento del processo, tenuto conto della gravità dei reati contestati e anche alla fine di evitare eventuali scarcerazioni. La presidenza si dichiara certa che si farà di tutto per evitare ulteriori sofferenze e disagi alle persone offese”. Livia Pomodoro in particolare si riferisce a Denise, la ragazza di 19 anni figlia della donna uccisa e del suo ex convivente Carlo Cosco, uno degli imputati, la quale si è costituita parte civile contro il padre ed ha testimoniato in aula. La giovane da tempo vive sotto tutela.

A questo punto, il primo dicembre,quando si terrà l’udienza del processo per l’omicidio di Lea Garofalo con il nuovo presidente della Corte d’Assise nominato oggi, la Procura ha intenzione di chiedere un calendario fitto di udienze per portare a termine il dibattimento il prima possibile. Il motivo è che se entro luglio non arriva la sentenza di primo grado i sei imputati, ora in carcere, tra i quali Carlo Cosco, l’ex convivente di Lea Garofalo, potrebbero ritornare in libertà per la scadenza dei termini di custodia cautelare. I sei vennero arrestati a ottobre dell’anno scorso dai carabinieri di Milano coordinati dal pm della Dda Marcello Tatangelo e dalla collega Maria Letizia Mannella.

Già in mattinata, dopo che la notizia sul processo che rischiava di naufragare, fonti del ministero di Giustizia filtrava la certezza che il procedimento sarebbe proseguito. Il processo ha già visto lo svolgimento di sei udienze e quattro istruttorie nel corso delle quali sono stati ascoltati alcuni testi. E dal ministero si assicura che non ci sarà né un significativo ritardo, né un azzeramento della conclusione del processo nel rispetto del diritto della difesa e del principio del giudice naturale. Secondo la giurisprudenza della Cassazione ci sarà una rinnovazione di carattere formale e quindi sono sufficienti un paio di udienze dove verranno acquisiti tutti gli atti e le testimonianze del processo. Una conferma arriva anche dal presidente dell’Anm Luca Palamara per il quale ”i giudici della Corte d’Assise di Milano hanno a disposizione le norme che gli consentiranno di non vanificare il processo per l’uccisione di Lea Garofalo, in seguito alla nomina del presidente Filippo Grisolia a capo di Gabinetto del Guardasigilli”. Palamara ha poi aggiunto che ovviamente, per questioni del genere, non si devono “creare disagi alla macchina giudiziaria e a tutte le questioni che attengono ai processi ma sono sicuro che a Milano sapranno trovare una soluzione”. In pratica, i testimoni, nel giro di una o due udienze, potrebbero essere chiamati solo a confermare quanto hanno già detto finora nel dibattimento.

Detto questo, resta il dato che, al di là delle auspicate accelerazioni, il procedimento ricomincia da capo.