Berlusconi e Monti? Entrambi simpatici, ma per motivi differenti. Il primo perché un “barzellettiere”, l’altro perché intelligente. E’ quanto sostiene l’ex presidente della Polonia Lech Walesa, premio Nobel per la pace, intervenuto oggi a Modena per partecipare ad un convegno sulla solidarietà promosso dal Centro culturale Ferrari. Interpellato dal pubblico presente all’Auditorium Marco Biagi di Modena, sulle aspettative relative al nuovo governo, Walesa ha voluto giocare la carta dell’ironia politica, dicendo: «Berlusconi in fondo era simpatico, era un barzellettiere».

Tutto il mondo ne parla e d’altronde Berlusconi è riuscito a dare pane a gran parte dei comici satirici d’Europa e dell’intero globo, tra Bunga Bunga in salsa cinese a pupazzi berlusconiani dall’accento francofono. Oggi il cambio di rotta è appena iniziato con il neo premier Mario Monti, nei confronti del quale Walesa sembra riporre grande fiducia, benché non celi la preoccupazione per il retroterra degli interessi politici.

«Monti è un politico intelligente – ha detto Walesa – sa cosa bisogna fare, ma non ha un buon retroterra. Il mondo è diviso tra interessi di partito che non sempre permettono di realizzare buoni obiettivi. Adesso voi italiani avete veramente un politico molto intelligente. Si può tuttavia essere saggi, ma questo non vuol dire che si vinca sempre». Walesa rivela di aver conosciuto Monti in circostanze e dibatti anche molti accesi. «Lo stimo molto – ha proseguito – ma mi domando: ci riuscirà? La situazione lo esige. Mi auguro che gli interessi di partito permetteranno a lui di realizzare il suo intento».

Lech Walesa, premio Nobel per la pace nell’83, si impegnò fin da giovane nel sindacato e combatté per la difesa dei diritti dell’uomo, fondando la prima organizzazione sindacale indipendente del blocco sovietico. Guidò la Polonia portando a termine una rivoluzione pacifica che restituì la libertà al popolo polacco. Così lo descrivono le biografie dell’attivista Walesa che relativamente al movimento degli indignados dice: «siamo a cinque anni prima della rivoluzione d’ottobre. Ora dipenderà dal nostro intelletto ed esperienza capire se ci potremmo preservare dalla rivoluzione o anche non giungervi».

Il premio Nobel parla di una rivolta, quella attuale, che trova la sua origine nella condizione economica mondiale, diversa in America dove vi è un eccesso di giustizia, diversa in Nord Africa, dove invece maggiore è l’ingiustizia, «ma tutte vanno nella stessa direzione, ovvero contro il sistema. Esorto tutti, dunque, affinché la correzione del sistema avvenga quanto prima. Oggi il nemico è il sistema economico in senso lato. La disoccupazione è conseguenza di quel sistema, le banche che prosperano sono conseguenza di quel sistema. Oggi io mi sento ancora un rivoluzionario, ma vorrei esserlo per la costruzione di un nuovo ordine».

Presente al convegno anche Raffaele Bonanni, segretario nazionale della Cisl che a margine ha commentato la decisione dell’amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne, di disdettare gli accordi sindacali. «Fiat è uscita da Confindustria – ha detto – è chiaro che non avrebbe più voluto il contratto precedente. A noi basta che si sia un contratto nazionale e che si abbia la possibilità di fare i contratti aziendale. Se c’è questo a noi va bene. Ci sono tante aziende singole che hanno contratti nazionali che regolano anche i contratti aziendali, come le Poste o Enel».

Sulla divisione sempre presente con la Fiom/Cgil invece, Bonanni invita al pluralismo sindacale. «Fiom ha fatto molte scelte – ha detto – tutte da sola, non ha rispettato le maggioranze, non ha preso atto delle sentenze, visto che ha percorso anche vie giudiziarie. L’unica strada che deve percorrere è il sapersi coniugare con gli altri sindacati dei metalmeccanici. Ognuno di noi, se vive in comunità, deve saper stare in comunità, non può stare da solo facendo finta che gli altri non esistono, quindi è importante che il pluralismo sindacale trovi una sua capacità di autoregolarsi. Diversamente è una guerra solitaria, che magari rispetta la propria realtà ma non rispetta gli altri, e non si coniuga con gli altri».

Ultimo tassello il nuovo Governo Monti: «Spero si prendano – ha detto Bonanni – le decisioni giuste: rigorose, perché ce lo aspettiamo, perché abbiamo bisogno di curare le malattie che abbiamo, però anche eque perché non tutti siamo uguali. C’è chi ha di più, c’è chi ha di meno e chi ha di più si è impegnato molto meno di chi ha di meno. Spero che li faccia presto. Fare un Governo nuovo è sempre una cosa difficile, ci sono procedure, ci sono discussioni che comunque si devono avere. Credo che sia del tutto ordinario, siccome c’è concordia molto larga. Quindi credo che sia andato anche molto speditamente avanti».