Alla fine mancavano solo loro all’appello. Dopo l’occupazione di via Clavature da parte dei Draghi ribelli e quella dell’ex cinema Arcobaleno da parte di Santa Insolvenza, oggi tocca agli universitari di OccupyUnibo “prendersi i propri spazi”. E lo fanno dopo un’assemblea, ieri sera alla facoltà di Lettere e filosofia, che accennava nemmeno troppo velatamente ad una futura occupazione. “Per dare continuità ai nostri progetti – scrivevano su Facebook gli studenti di OccupyBologna – per capire dove e come costruire saperi, nuovi laboratori, nuovi spazi di autonomia per noi studenti e studentesse di Bologna!”

Insomma il tema dello spazio era centrale, e puntualmente oggi è arrivata l’occupazione di una grossa aula usata come magazzino in via Zamboni 32, in uno stabile usato dalla facoltà di Linguistica e Scienze della formazione. Un’azione quella degli studenti, che farà discutere, e che questa volta non sembra volere essere tollerata dai vertici dell’Alma Mater. “Questi ragazzi devono stare attenti a non tirare troppo la corda”, dice un infuriato prorettore agli studenti Roberto Nicoletti. “Non l’abbiamo certo presa bene, hanno rifiutato il dialogo e le nostre offerte di spazi in un’aula condivisa”, ha continuato il prorettore che poi ha ricordato: “Gli sgomberi in Università non sono passati di moda, è successo anni fa, nulla vieta che succeda ancora”. Per il momento non c’è nulla che lasci pensare che l’Alma Mater voglia davvero passare dalla parole ai fatti, ma rimane la rottura tra gli studenti e i vertici dell’Università.

A cercare di smorzare i toni sono invece gli occupanti, una quarantina, molti del Cua, collettivo universitario autonomo. “Vogliamo stare qui per continuare con le nostre attività, i nostri laboratori e uno sportello contro la precarietà che vogliamo fare partire da subito assieme a tutto il personale precario e sfruttato dell’Università – spiega Marco – ma non vogliamo alzare i toni. Speriamo che il Prorettore ci ripensi, e voglia discutere con noi”. Il nodo sta tutto attorno all’utilizzo di un’aula, che gli studenti di OccupyBologna volevano assegnata a tempo indeterminato, e che invece l’Università voleva concedere solo per specifiche e delimitate iniziative. Da qui lo scontro, con gli studenti che hanno deciso di prendere un’aula chiusa e adibita a magazzino. “Abbiamo dimostrato al prorettore che gli spazi c’erano, a mancare era solo la volontà politica di darcela”. “Parlano solo per slogan – è la risposta del prorettore – non possono pretendere che l’Università conceda loro tutto quello che chiedono”.