La commissione Difesa della Camera ha deciso il finanziamento di 500 milioni di euro, fissando il nostro Paese all’ottavo posto nel mondo per spese militari. La IV commissione si è riunita ha dato i via libera ai programmi di acquisto di armi e mezzi per le forze terrestri: blindati per dieci milioni di euro, “veicoli tattici medi multiruolo” per altri 157 milioni, 447 veicoli tattici leggeri “lince” per 198 milioni. E ancora “sistemi acustici per la localizzazione delle sorgenti di fuoco”, barriere antisfondamento, veicoli automatici di perlustrazione per altri 56,3 milioni. In tutto 502 milioni di euro che comportano un ulteriore aggravio per la casse dello Stato, proprio mentre il governo si accinge a chiedere agli italiani sacrifici per 30 miliardi di euro in due anni.

“Purtroppo quelle spese sono state indicate come necessarie dai contingenti impegnati sui fronti di guerra come l’Afghanistan. Non assegnarli significava esporre le truppe a rischi enormi”, spiega il capogruppo Augusto Di Stanislao che porta a casa una mezza speranza. Il voto è stato infatti vincolato a una sua risoluzione, approvata da tutti i gruppi, che impegna il nuovo governo a rimodulare e contenere la spesa militare. Anche perché all’ordine del giorno in commissione era calendarizzato l’acquisto di mezzi di terra ma i programmi d’acquisto sono 71 e preludono a una nuova escalation della spesa militare che già nel 2010 è cresciuta dell’8,4% superando quota 20.5 miliardi (1,2% del Pil).

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“Abbiamo vinto la prima vera battaglia nella guerra alle folli spese militari”, esulta Di Stanislao. “La Commissione ha recepito e votato la mia proposta di parere, con la quale chiedevo che ciascun programma d’arma fosse approvato a condizione che si rivaluti completamente il quadro delle spese militari, ridimensionando i programmi di acquisto in essere, si attivi un virtuoso investimento in termini di riqualificazione, addestramento e formazione del personale del comparto e che si avvii un percorso che punti a finanziamenti selettivi attraverso i quali si definiscano le priorità e le reali necessità del comparto”, spiega Di Stanislao che aggiunge: “Investire minori risorse e meglio mirate al fine di portare l’Italia in linea con gli altri Paesi europei e non solo. Oggi l’iter dei Programmi d’acquisizione dei sistemi d’arma diventa nel concreto quasi una semplice presa d’atto da parte del Parlamento e delle commissioni, occorre invece avviare un ampio dibattito in materia e avere maggiore controllo e trasparenza”. Non manca una stoccata all’ex ministro Ignazio La Russa: “Abbiamo passato anni a ratificare acquisti che sembravano dettati più che dalla necessità dalla smania di fare shopping a beneficio dell’industria nazionale che oggi fa intravvedere ampie e preoccupanti crepe in fatto di trasparenza e intrecci sospetti con ampi settori della politica per non dire altro. L’auspicio che esce dalla commissione è anche un vincolo che impegna il nuovo governo a cambiare strada”.