Dopo nove anni di rinvii, ottenuti grazie a certificati medici che attestavano le precarie condizioni di salute dell’imputato, il processo a Guido Melli, imprenditore di Formigine (Modena) di 64 anni, è iniziato a Marsala. Una vicenda che si ricollega a fatti degli anni Ottanta e che vedono l’Emilia Romagna al centro di un’intricata rete di traffici, operazioni finanziarie di sospetta matrice mafiosa e attività ritenute illecite legate al commercio della carne.

Guido Melli – alla sbarra con l’accusa di aver distratto, occultato e dissipato denaro e beni aziendali del valore di oltre 1 miliardo di vecchie lire, come riferito nel corso della prima udienza dal maresciallo della guardia di finanza Antonio Lubrano e dal curatore fallimentare Alessandro De Vita – non è un volto nuovo alle forze dell’ordine. Anzi, la sospetta bancarotta fraudolenta legata al fallimento della Marsalacarni, risalente al 2002, non è nemmeno il primo fatto giudiziario che lo riguarda.

A Modena Melli sembra essere un nome ben noto. Nel 1995, infatti, un’informativa della questura lo definì come “un elemento di stabile collegamento con personaggi di famiglie mafiose del trapanese”. Si sospettava che facesse affluire in provincia ingenti somme di denaro provenienti dalla Sicilia e le riciclasse creando società affidate a prestanome e lasciate fallire dopo averne prelevato il patrimonio per reinvestirlo.

I precedenti giudiziari dell’imprenditore formiginese sembrerebbero avvalorare i sospetti della questura. Nel 1983, infatti, Guido Melli fu coinvolto nel fallimento della Corlo Carni Spa di Formigine. L’ipotesi è che avesse venduto a ditte inesistenti merci mai pagate per un valore complessivo di diversi miliardi di lire. Una condotta, questa, che aveva condotto all’inevitabile tracollo della società e dei suoi fornitori. La manovra sarebbe stata favorita da Antonio Calzolari, commercialista di Modena, che aveva introdotto nella società una cordata di siciliani.

Sempre negli anni Ottanta, Melli sarebbe stato coinvolto in una serie di rapine ai danni della Corbest, ditta che importava carne e bestiame dall’Europa e dalla Sicilia. Sulle pagine della Gazzetta di Modena, infatti, si leggeva che l’imprenditore, sfruttando l’unione doganale del mercato unico, colpiva gli automezzi che trasportavano la merce, intascando i premi dell’assicurazione e rivendendo poi illegalmente la refurtiva.

Nel 2000, nell’ambito dell’operazione della guardia di finanza di Trapani denominata “Intracarni”, Guido Melli fu condannato, insieme ad altre 12 persone, a 6 anni e 7 mesi di reclusione per un’evasione fiscale di circa 13 miliardi di aliquota Iva. Come si legge su Trapani Oggi, le fiamme gialle avevano scoperto che numerose fatture erano indirizzate alla “Euromeat”, una società con sede in una roulotte sull’Isola di Levanzo.

Dopo questo periodo di carcere le attività di Melli sono proseguite. Un’inchiesta giornalistica condotta da Marsala.it riporta che in quel periodo vennero alla luce i suoi collegamenti con una famiglia mafiosa di Gela e l’imprenditore, considerato dalla Dia “un pregiudicato modenese di grosso calibro”, proseguì con le attività di sempre. Ora il caso è nelle mani degli inquirenti di Marsala che, dopo anni di attesa, e grazie alla visita medico fiscale predisposta dal giudice Gulotta, avranno finalmente la possibilità di procedere contro il Guido Mello e contro suoi eventuali traffici tra l’Emilia e la Sicilia.