Agnès Marin, la 13enne uccisa in Francia

Poteva rimanere un fatto di cronaca della Francia profonda. Un terribile fatto di cronaca: una ragazza stuprata in un bosco da un compagno di scuola. Poi uccisa, il cadavere dato alle fiamme. Ma la tragedia di Agnès sta diventando qualcosa di più. Innanzitutto la fine di un’utopia, quella del collegio protestante di Cévénol, che fa da sfondo all’assassinio: una scuola dai metodi ispirati da sempre alla tolleranza e alla speranza nel recupero degli adolescenti difficili. Ma la morte violenta di Agnès Marin ha scatenato un fiume di polemiche a livello nazionale. E visto a posteriori, il dramma probabilmente poteva essere evitato. Perché quel ragazzo aveva già avuto grossi problemi. Così anche la politica, a pochi mesi dalle presidenziali, previste nella primavera 2012, ha messo le mani sulla vicenda. Il governo sta già predisponendo nel turbine delle emozioni nuove misure più dure contro i recidivi, per cavalcare la solita onda «sécuritaire» di Nicolas Sarkozy.

Agnès, 14 anni, originaria di Parigi, viveva nel collegio di Cévénol, nei pressi del villaggio di Chambon-sur-Lignon. Siamo nella regione della Haute-Loire, nel centro del Paese, sull’altopiano di Lignon, terra di ugonotti. Il Cévénol riceve studenti da tutta la Francia e anche stranieri. Perlopiù vivono all’interno della struttura e possono frequentare la scuola media e poi il liceo. Agnès, una ragazza estroversa, inviata lì dai genitori, dopo un anno scolastico deludente nella sua scuola a Parigi, scompare mercoledì scorso. I suoi compagni e i docenti la cercano nei boschi intorno, fino a notte fonda, ma senza risultati. E’ solo il giorno seguente che i suoi resti carbonizzati saranno ritrovati. Subito viene sospettato un altro allievo, Matthieu, 17 anni, che presto confessa.

Figlio di un professore, madre contabile, due sorelle, Matthieu viene da una famiglia  definita “normale” e da un piccolo centro del Sud della Francia, non lontano da Montpellier. Al Cévenol è arrivato agli inizi di settembre. Qualcuno lo trova un po’ mitomane, altri semplicemente un ragazzo sveglio e simpatico. E’ un appassionato di computer. In realtà Matthieu ha un passato pesante alle spalle. Qualche problema di droga, ma soprattutto l’incriminazione, nell’agosto del 2010, per lo stupro di un’amica che si era salvata per un miracolo. Matthieu, incarcerato per quattro mesi, viene liberato con l’obbligo di residenza, ma anche il divieto di risiedere dove era nato. Così il padre era andato alla ricerca di un collegio che potesse accoglierlo e il Cévenol aveva accettato. Ma, dopo la tragedia, il direttore della scuola, Philippe Bauwens, ha dichiarato: «Sapevamo che aveva avuto qualche problema con la giustizia. Ma non di cosa si trattasse. E non abbiamo mai avuto contatti con i giudici».

Com’è possibile che un ragazzo come Matthieu sia stato inviato in un collegio senza informare gli educatori del suo precedente? Tanto più che era seguito da psicologi dell’assistenza sanitaria pubblica e doveva presentarsi regolarmente al commissariato. Fra l’altro il processo per il fatto, di cui era già incriminato, doveva ancora cominciare. In Francia è già dibattito: la morte di Agnès poteva essere evitata? Secondo Michel Mercier, il ministro della Giustizia, i giudici che stavano seguendo il caso avrebbero dovuto informare il liceo Cévénol. Ma in realtà esiste l’obbligo del segreto professionale sull’istruttoria. Il governo (maggioranza di centro-destra) ha deciso di intervenire al più presto, forse già in occasione del Consiglio dei ministri previsto per domani. Potrebbe essere adottato un progetto di legge, con nuove norme sui recidivi, per intervenire in maniera più dura su casi del genere e per valutare meglio la loro pericolosità. Un decreto, inoltre, dovrebbe introdurre l’obbligo di condivisione delle informazioni sui recidivi fra scuola, giustizia e psicologi. «La prevenzione dei recidivi diventa la nostra priorità assoluta», ha sottolineato il premier François Fillon. Benoit Hamon, portavoce del Partito socialista, la principale forza dell’opposizione, ha accusato l’Esecutivo «di una strumentalizzazione vomitevole della vicenda». E’ sfortunatamente un classico di Sarkozy e del suo clan: sfruttare fatti di cronaca nera per partire in quarta sulle questioni della sicurezza. Che possono sempre servire a salire nei sondaggi, dove il Presidente è decisamente bassino ormai da mesi.

La tragedia di Agnès rappresenta anche un brutto colpo per il Cévénol, da certi punti di vista un mito in Francia. Creato nel 1938 dai pastori protestanti Theis e Trocmé, diventò un’ancora di salvezza durante la Seconda guerra mondiale per gli ebrei perseguitati, nascosti nel collegio e nelle fattorie circostanti. Influenzato dalle nuove pedagogie, compreso il metodo Montessori, apprese in Italia dalla fiorentina Magda Grilli di Cortina, sposa di padre Tocmé, il collegio da allora ha applicato un approccio basato sulla tolleranza e sull’autodisciplina. E’ frequentato da molti figli di diplomatici e di francesi che hanno vissuto all’estero, spesso di classi abbienti, assieme a casi difficili, come quello di Matthieu: ragazzi da non ghettizzare. Ora, invece, l’opinione pubblica francese sta premendo per un loro isolamento in scuole speciali. O almeno dei casi più preoccupanti.