Siamo alle solite. Il fatto accade a scuola di Diletta. Organizzano le gite. Referente, il prof. di religione.

Sono consapevoli che qualcuno deve avvisarmi in anticipo quando c’è qualche brutta notizia e così dopo un po’ di scaricabarile su chi deve essere sacrificato a comporre il mio numero telefonico, il mio telefono squilla. Quando sullo schermo del telefono portatile compare “scuola Diletta“, so che c’è aria di problemi. Rispondo per scoprire che la classe va in gita. Anzi, organizza più di una gita. Tutte rigorosamente inaccessibili.

Una prima uscita si fa col mezzo pubblico per visitare una Basilica. E quindi il sacrificato mi spiega: “Veda lei signora se è il caso. Sa com’è, l’autobus non sempre ha la pedana, non possiamo garantirle il trasporto e poi abbiamo scelto una Basilica che è accessibile solo in parte“. Resisto. So che le basiliche sono accessibili per lo più solo nella parte superiore. Replico: “Diletta la porterò io in macchina“. Si stupisce il mio interlocutore. Sostiene che un apposito servizio può portare Diletta. Mi agito un tantino. Polemizzo su quanto queste modalità siano discriminanti e mi ricordino il trasporto di merci pericolose.

Ma la notizia non è finita. Ci sono altre gite.

La seconda prevede il trasporto con pullman Gt, ma, ahimè!, non hanno mezzi adatti alla carrozzina. E qui la polemica si accende. Chiedo come mai nella scuola primaria che dista 200 metri avevano una ditta con mezzi attrezzati e loro ne hanno convenzionata una priva di mezzi adatti. Mi rispondono che il responsabile del servizio (quale?), seguendo le direttive del dirigente del settore (quale?), seguendo le linee indicate dagli uffici (quali?), ha propinato la ditta X.

Il povero interlocutore si abbarbica tra mugolii vari, sospiri e solidarietà (utopica o ipocrita ?) e termina la conversazione con la terza gita. Gita sempre organizzata come sopra.

La telefonata termina. Io compongo un altro numero e contatto la dirigente scolastica che, attenta, ascolta e mi garantisce un intervento. La dirigente è appena arrivata in questa scuola. Ci siamo incontrate al primo Glh (Gruppo Lavoro Handicap) e mi è sembrata adeguata. Ho ragione. Passano due giorni e giunge una ulteriore telefonata .

Gite sospese. Si cerca una ditta con mezzi attrezzati. Abbiamo sprecato tutti un po’ di tempo in più. Ne sprecheranno altro tra delibere e circolari.

Intanto cerco un pulmino attrezzato con 9 posti e pedana per un noleggio per il giorno del mio matrimonio. Scopro che non esiste un noleggio per questa occasione. Le sto provando tutte: associazioni, fondazioni, ditte di noleggio. La risposta è che non c’è richiesta. Quindi continuo a chiedermi se è giusto che il giorno del nostro matrimonio io sia costretta a separare i bambini perché nella nostra automobile non ci stiamo.

Ho un’autovettura modificata con la pedana e poi ci sono 4 posti. Noi, con tutti i figli, siamo 6. Ne abbiamo uno di troppo!!! Pensare che ne avrei voluti 5 o 6 di figli… L’ho sempre detto che sogno troppo!

Vorrei tanto andare tutti insieme, uniti. Pare che non sarà possibile. Capisco che è una sciocchezza, ma avrei avuto qualunque genere di pulmino a mia disposizione se non avessi avuto una carrozzina da caricare. Però sembra che nessuno abbia mai considerato che sulle carrozzine ci sia qualcuno che si chiama persona.

Gite, viaggi o semplici servizi quotidiani. Ma è mai possibile che tutto debba essere impossibile ?