Questa volta Milano ha dato un segno di vita. Dopo decenni persi a negare la presenza della mafia in città (da Paolo Pillitteri il sindaco cognato a Letizia Moratti la mamma di Batman), finalmente un segnale positivo: il “buon nome” della città e dei suoi abitanti è difeso non negando le infiltrazioni criminali, ma denunciandole e cercando di contrastarle. È questo il senso della “Giornata della virtù civile” che si è celebrata lunedì 14 novembre.

A organizzarla, sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica, è l’Associazione civile Giorgio Ambrosoli, promossa e animata da cittadini milanesi che hanno a cuore le sorti della loro città. È intitolata all’avvocato che fu ucciso nel 1979 per essersi opposto al salvataggio, a spese dei contribuenti, della banca di Michele Sindona. La “Giornata” è cominciata all’Università Bocconi, con la lectio magistralis del procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, su mafia al Sud e mafia al Nord: il fatturato che le mafie producono, o meglio sottraggono al Paese, secondo i dati di Bankitalia è pari al 10 per cento del pil italiano.

Nel pomeriggio è stato proiettato al teatro Dal Verme Sconzajuoco, il bel film di Giada Li Calzi. “Sconzajuoco” (“scombinagiochi”) era il nome della barca di Libero Grassi, l’imprenditore palermitano a cui è stata dedicata questa giornata: ucciso vent’anni fa da Cosa Nostra per essersi opposto pubblicamente al pagamento del pizzo. Poi il “Concerto civile Giorgio Ambrosoli”: musica di Vivaldi, Haydn, Mozart, interpretata dall’orchestra dei Pomeriggi musicali diretta da Carlo De Martini (dove abbiamo già visto quella chioma? Ma certo, era uno degli Stormy Six!).

Prima della musica, una tavola rotonda con la partecipazione di Pina Maisano, vedova di Libero Grassi, Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, e Alberto Meomartini, presidente di Assolombarda: il più grande giornale italiano e l’associazione degli industriali lombardi affrontano senza perifrasi il tema finora proibito. La mafia c’è, a Milano, eccome. Gli imprenditori devono prenderne atto e isolare quelli tra di loro (e sono tanti in Lombardia) che accettano di lavorare all’ombra delle cosche.

Ma queste – dice un’obiezione velenosa e sotterranea – sono iniziative dei salotti cittadini (era presente in sala anche Alessandro Profumo). Ma via: preferiremmo forse una borghesia mafiosa? Sta cominciando finalmente a tornare protagonista della vita civile, invece, una borghesia milanese che accetta d’impegnarsi, uscendo dalla palude del disimpegno e dell’ambiguità.

E intanto il sindaco Giuliano Pisapia ha dato vita al comitato antimafia formato da cinque esperti, anche in vista dell’Expo 2015: Umberto Ambrosoli, Luca Beltrami Gadola, Nando Dalla Chiesa, Maurizio Grigo, Giuliano Turone. Il vento davvero è cambiato. Un battito di farfalla può innescare una catena di grandi trasformazioni, ha ricordato il conduttore della tavola rotonda Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3, piegando in positivo la teoria delle catastrofi: una “Giornata civile” può cominciare ad avviare una svolta per Milano, città dove (fino a ieri) la presenza della mafia era negata.

Il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2011