“Con la giunta Moratti facevo il precario, ora, con Pisapia sono disoccupato”. Non è un grido di dolore, ma una precisa accusa politica che un insegnante di lingua straniera rivolge a Palazzo Marino. Sì, perché a novembre la giunta comunale di Milano, tramite il vice-sindaco Maria Grazia Guida, ha firmato la determina d’assunzione di 20 docenti che andranno a coprire le carenze d’organico del Liceo Manzoni, una delle scuole più importanti della città. Il problema però è come sono state assunte queste persone: a ore, con contratti a progetto e tramite la mediazione di un’agenzia interinale. E soprattuto in barba alle graduatorie che disciplinano questo settore.

“Un fatto grave, soprattutto perché arriva da una giunta che durante la campagna elettorale aveva fatto promesse molto precise su istruzione pubblica e lotta al precariato”, dice Luca, insegnante d’inglese. Il nome è di fantasia perché ha chiesto di non apparire in prima persona, timoroso che la sua testimonianza possa avere ulteriori conseguenze negative sulla propria carriera.

La denuncia di Luca è stata raccolta e amplificata dal Coordinamento dei lavoratori precari dell’ente locale che accusa l’amministrazione di non aver assunto gli insegnanti regolarmente iscritti alle liste del Comune trincerandosi dietro ai lacci e lacciuoli imposti dal Patto di Stabilità. In primis la Legge 122/2010 secondo la quale il limite di spesa delle nuove assunzioni non deve superare il 20 per cento delle cessazioni dell’anno precedente. In altre parole, per 10 insegnanti che terminano il proprio rapporto di lavoro, il comune può effettuare 2 assunzioni al massimo. Una situazione che ha portato il Liceo Manzoni a iniziare l’anno scolastico con ben 20 cattedre vacanti. “Tutti corsi importanti, come quello di cinese che è uno dei fiori all’occhiello dell’istituto”, sottolinea Luca.

“Siamo stretti fra due vincoli – si difende l’assessore Chiara Bisconti, titolare della delega al Personale – Da una parte c’è la Legge 122 , dall’altra il fatto che il Comune non può assumere chi ha lavorato per anni perché se si sforano i 36 mesi allora il lavoratore può impugnare il proprio contratto”. In realtà, almeno sul primo punto sollevato dall’assessore una soluzione ci sarebbe: la Corte dei Conti ha infatti stabilito che il limite del 20 per cento non può essere imposto agli enti locali quando le assunzioni sono motivate per assicurare servizi essenziali. Bisconti ne è al corrente: “So che è assurdo, ma l’insegnamento e la formazione non rientrano in questa categoria. Noi stiamo lottando su due fronti. Il primo a Roma per allentare le regole del Patto di Stabilità, il secondo per poter inserire anche il mondo della scuola nei settori d’emergenza”.

Nel frattempo via libera alle soluzioni tampone con l’assunzione di 20 co.pro tramite un’agenzia interinale con rapporti che scadranno a fine dicembre. I contratti stipulati dalla Talento risorse umane prevedono 18 ore di docenza settimanale per un compenso netto di circa 17 euro l’ora. Essendo però dei rapporti a progetto (quelli nati con la Legge Biagi del 2003) non contemplano ferie, malattie, maternità-paternità, tredicesima né tantomeno il trattamento di fine rapporto o il versamento dei contributi per previdenza e pensione. “Condizioni estreme pure per un precario come me – accusa Luca – tant’è che, nonostante abbia bisogno di lavorare, mi sono rifiutato di accettare”. Lui è impiegato come insegnante per il Comune da otto anni e gli ultimi tre li ha trascorsi proprio al Manzoni. “Sempre con un contratto a tempo determinato – spiega – Assunzione a settembre e licenziamento a giugno”.

Anche all’inizio di quest’anno si aspettava la telefonata da parte dell’istituto che però non è mai arrivata. Due mesi dopo però ne arriva un’altra: “Un operatore della Talento mi informava che aveva ricevuto la mia segnalazione da parte del preside del Manzoni”. Oltre al danno la beffa. Luca avrebbe dovuto tornare a lavorare nella stessa scuola in cui aveva prestato servizio per tre anni a condizioni contrattuali molto peggiori del vecchio tempo determinato: “Mi hanno detto che pagavano 18 ore settimanali, le ore di lezioni in classe che svolgo. Ma penso tutti sappiano come l’attività di un docente non si fermi alle lezioni. Ci sono i consigli di classe, i colloqui coi genitori, la preparazione dei corsi e la correzione dei compiti, attività che secondo loro devo fare gratis”.

Un altro docente precario, sempre sotto anonimato, segnala come sia stato lo stesso Comune a fornire a Talento i nominativi da chiamare. “Formalmente è sbagliato – ammette l’assessore Bisconti – Ma a pelle è una cosa di buon senso chiamare gli stessi docenti: almeno si garantisce la continuità didattica. E, ripeto, eravamo con le spalle al muro, c’erano 20 cattedre vacanti in quella scuola”.

Per non penalizzare gli studenti, il Comune ha deciso di farlo con i lavoratori e, almeno per il momento, di tradire gli impegni fatti in campagna elettorale. Ora il rischio, come sottolinea il comitato precari di Palazzo Marino, è che dopo l’assistenza alle persone, la ristorazione, lo sport, anche il settore dell’educazione venga completamente esternalizzato. E che anche le scuole comunali – da sempre motivo di orgoglio per i milanesi – vengano sacrificate sull’altare della crisi economica.