Fra gli effetti dell’aumento dello spread non va trascurata l’improvvisa fioritura autunnale di insospettati Babbi Natale. E sono intere pagine di pubblicità sul Corriere della Sera, e interviste ai maggiori quotidiani nazionali, e appelli patriottici alla solidarietà dalle testate online.

Tutto un proporsi e un proporre soluzioni: dalla patrimoniale per ricchi di Montezemolo (lui propone, tanto, poi, nessuno dispone) all’idea di ItaliaOggi per la valorizzazione degli immobili pubblici, fino all’appello «Se l’Italia ha bisogno noi ci siamo», lanciato precocemente, all’inizio di agosto, da MF-Milano Finanza: «Il 50% del debito pubblico è in mano a noi italiani. Se all’Italia serve, se dovesse servire il nostro aiuto per le emissioni, noi ci siamo».

Numerose le adesioni giunte dall’establishment economico-finanziario: i soliti Diego Della Valle (favorevole anche alla patrimoniale che, “se non disturba la competitività delle aziende, e così è, se non disturba il reddito dei lavoratori, ben venga”) e Luca Cordero di Montezemolo (idem: “Io, ricco, sono pronto a pagare più tasse. Per ragioni di equità e solidarietà. E soprattutto per una vera lotta alla grande evasione fiscale”) e poi “Fulvio Conti, Giuseppe Recchi, Giovanni Perissinotto, Carlo Pesenti, Marco Tronchetti Provera, Sergio Marchionne, Francesco Micheli, John Elkann, Antonio Vigni, Gianni Zonin.

Un elenco lievitato fino a quota 15 mila e diventato un’ associazione, «L’Italia c’è», che ha elaborato anche una proposta di legge per abbattere drasticamente il debito per cui, per decreto, tutti gli italiani
[e non solo i soci di «L’Italia c’è», ndr] dovrebbero avviare un investimento forzoso, «naturalmente con criteri di equità», in una  Spa o un fondo in cui lo Stato abbia conferito beni immobiliari e partecipazioni azionarie non vendibili, «come il Bancoposta, che da solo vale 50 miliardi, oppure quote di Eni, Enel e Terna»”.

C’è poi stata la pagina pubblicitaria sul Corriere acquistata da Giuliano Melani, libero professionista, cinquantenne, da Quarrata, in provincia di Pistoia, che invita a dare un contributo per salvare l’Italia dal default ricomprando il debito, subito seguita dalla risposta, ovviamente entusiasta, del già Consigliere delegato Intesa Sanpaolo, ora ministro, Corrado Passera, ben felice di liberare la banca dalla maggior quantità possibile di titoli di Stato in cambio della rinuncia a quattro soldi di commissione:

“Caro direttore, dico «bravo» al signor Melani: sono in molti a sentire nel cuore quello che ci ha ricordato nell’appello pubblicato dal Corriere […] Come banca abbiamo dimostrato con i fatti di crederci: siamo il più grande fornitore di credito alle famiglie e alle imprese, siamo – direttamente e indirettamente – uno dei più grandi sottoscrittori di debito pubblico italiano. Accogliamo pertanto con piacere l’invito del Corriere ad azzerare le commissioni di sottoscrizione alle famiglie in occasione della «giornata del nostro debito comune» se, come auspico, verrà organizzata”.

C’è, però, anche chi giudica non efficace la proposta dell’imprenditore Melani di comprare i Btp e preferisce farne un’altra. Si tratta del segretario politico nazionale del partito Unione italiana, gente concreta, Gianfranco Librandi, quasi candidato sindaco di Milano alle ultime elezioni: “Se ogni italiano versasse il 10 per cento del suo reddito imponibile annuo potremmo raccogliere una cifra che potrebbe coprire l’ importo degli interessi che ogni anno paghiamo sul debito e a tal fine istituisce un conto corrente, intestato a se stesso, “che sarà gestito da un notaio e  controllato da un pool di esperti di alto spessore morale e professionale, su cui ognuno potrà versare un contributo finalizzato alla riduzione del debito pubblico“. “Certo, – confida ad Affari Italianimi chiedo se poi il Capo dello Stato accetterà questi soldi”.

Naturalmente lo Stato non ha difficoltà ad accettare i soldi, e tutti questi Babbi Natale farebbero bene a chiudere la bocca, deporre la penna, e aprire il portafoglio: “Put your money where your mouth is”, “metti i tuoi soldi su quello di cui parli”, ha suggerito pochi giorni fa il professor Michele Boldrin, che insegna economia alla Washington University di St. Louis.

Infatti esiste già da molti anni, a disposizione di tutti i generosi-non-solo-a-parole, un conto corrente postale. Il numero lo ricorda, quando può, l’Ardep, Associazione per la riduzione del debito pubblico.

Il conto è collegato al Fondo per l’ammortamento dei titoli di stato, ente istituito con la legge 432/1993 con l’obiettivo di ridurre la consistenza dei titoli di Stato in circolazione mediante acquisti sul mercato o rimborso dei titoli in scadenza a partire dal 1° gennaio 1995. L’ente è alimentato dai proventi delle dismissioni di beni e attività dello Stato, dal gettito derivante da entrate straordinarie dello Stato, da eventuali assegnazioni da parte del ministero del Tesoro, dai proventi di donazioni e disposizioni testamentarie e dai proventi della vendita di attività mobiliari e immobiliari confiscate dall’autorità giudiziaria in relazione a somme sottratte in modo illecito alla pubblica amministrazione. Attualmente il Fondo è disciplinato dal Capo III del Titolo I (artt. 44-52) del D.Lgs 30 dicembre 2003, n. 396 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di debito pubblico”.

Dall’ultima relazione al Parlamento sull’amministrazione del Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato risulta che, relativamente alle entrate al Fondo che affluiscono attraverso il capitolo di bilancio numero 3330 (versamenti per donazioni ed eventuali assegnazioni da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze), tra marzo e ottobre 2010 sono state effettuate donazioni per complessivi euro 3.250,00 da parte di privati cittadini sul conto corrente postale intestato al Fondo, come contributo per l’estinzione del debito pubblico, ai quali vanno aggiunti versamenti pari a complessivi euro 750,00 relativi a donazioni effettuate da privati cittadini tramite conto nell’arco degli ultimi due mesi del 2010. Parrebbe per la complessiva, mirabolante cifra di 4.000,00 euro.

Forse i nostri Babbi Natale, tra una pagina a pagamento sul Corriere (20.000 euro) e un’intervista ai giornali, potrebbero trovare il tempo per rimpinguare il Fondo? Magari con l’assicurazione che, in caso di patrimoniale per ricchi o prestito forzoso per tutti, l’equivalente versato al Fondo verrebbe detratto da quanto dovuto?