Egitto, scontri in piazza Tahrir

Il governo egiziano ha presentato ufficialmente le sue dimissioni al Consiglio supremo delle Forze armate. Lo riferisce la tv satellitare al-Jazeera. L’annuncio è arrivato dal portavoce del Consiglio dei ministri, Muhammad Hegazy, in una conferenza stampa al Cairo in cui ha spiegato che gli incarichi dei ministri sono stati messi a disposizione del Consiglio supremo delle Forze armate già da ieri. Alla luce della situazione di emergenza, il governo avrebbe dovuto mantenere le sue funzioni fino alla decisione definitiva dei militari, ma la stessa Al-Jazeera ha riferito poco dopo che le Forze Armate hanno accettato le dimissioni dell’esecutivo.

Dopo gli scontri, i 40 morti e i duemila feriti di ieri, la giornata del Cairo era trascorsa con pochi scontri – qualcuno di breve durata solo nella prima mattinata – tra manifestanti e forze di polizia in una piazza Tahrir che ha ripreso l’aspetto dei giorni seguiti al 25 gennaio, quando sbocciò la ‘rivoluzione del giovanì che portò alla caduta del regime Mubarak. Centinaia di migliaia di persone, se non un milione, sono assiepate in modo inverosimile stasera, dopo che nel pomeriggio si era temuto il peggio per l’approssimarsi dei carri armati destinati – è stato poi chiarito – solo a proteggere il ministero dell’Interno, meta di numerose spedizioni dei manifestanti andate a vuoto tra ieri e stamane. Si erano subito alzate barricate metalliche nelle strade interessate ed erano stati incendiati copertoni, in falò spenti poco dopo.

“E’ la seconda rivoluzione”, dice una parola d’ordine raccolta sui blog in Internet, “dopo il tentativo di militari e governo di far fallire la prima”. Di questo fallimento verso la democratizzazione del paese ed il rispetto dei diritti umani i militari sono stati accusati anche in un rapporto diffuso oggi da Amnesty International. E la denuncia non sembra infondata, specie dopo la proposta nei giorni scorsi del viceprimo ministro, Ali Selmi, per una modifica alla costituzione che aveva irritato tutte le forze politiche, specie i Fratelli Musulmani, candidati a raccogliere ampi consensi nelle elezioni legislative in calendario dal 28 novembre. La proposta, che prevede di dare una speciale immunità ai militari e di sottrarre i loro bilanci ai controlli del parlamento, aveva provocato il grande raduno di venerdì scorso, il venerdì “per la protezione della democrazia”, come al solito nell’arcinota piazza Tahrir.

Man mano che le ore passavano si sono susseguite le notizie di bilanci di vittime di sabato e domenica progressivamente più alti. Dalla morgue lo stillicidio di informazioni ha portato prima il numero di oltre 40 vittime e poi la richiesta di auto e di bare perchè non ce n’erano abbastanza. Più tardi i medici degli ospedali da campo intorno a piazza Tahrir hanno chiesto ai loro colleghi di arrivare in forza, dato l’alto numero di feriti e hanno invitato a donare sangue ed a portare generi di conforto a chi si prepara a passare la notte in piazza. Canti e balli si sono alternati a momenti di preghiera collettiva, mentre dagli ambienti del potere e da quelli dei manifestanti sono arrivati messaggi opposti.

Anche per questo per domani i giovani hanno sollecitato un nuovo maxiraduno, ancora nella “piazza della rivoluzione”. Ma gli ultimi sviluppi, con le annunciate dimissioni, potrebbero cambiare le cose.