Madrid – Questa volta, a dominare la scena sulla grande spianata della Puerta del Sol, è una fila lunga e ordinata davanti al chiosco dove si vendono i biglietti della lotteria di Natale. In tempi di disoccupazione galoppante, gli spagnoli si affidano più che mai alla sorte: “El gordo”, il primo premio, ammonta a 4 milioni, vale la pena di sognare. In un angolo della piazza, accanto allo scheletro metallico del grande albero luminoso che sta prendendo forma, ci sono anche loro, gli “indignados”, ricomparsi sulla retta finale di una campagna elettorale senza storia. Riuniti in assemblea permanente in barba alle norme sulla giornata di riflessione, tuonano contro il bipartitismo regnante. Sanno che la loro influenza sull’esito del voto sarà molto scarso. Il clima è di momentanea rassegnazione, ma è probabile che stiano già preparando una strategia per il dopo-voto, quando l’avversario contro il quale lottare si profilerà in modo più chiaro e identificabile.
LA DESTRA del Partito Popolare si prepara a riconquistare il potere, perduto nei giorni tragici della strage di Madrid quando José Luis Rodriguez Zapatero uscì a sorpresa trionfatore dalle urne. Anche allora i sondaggi davano vincente il Pp, rappresentato per la prima volta dall’attuale leader Mariano Rajoy. Ma questa volta – poco meno di 8 anni più tardi – non c’è nessuno tra i socialisti che nutra la minima speranza di veder capovolte le previsioni. Tutte le inchieste degli istituti demoscopici attribuiscono al centrodestra un vantaggio di almeno 15 punti percentuali, sufficiente per ricacciare il Psoe all’opposizione, con un risultato che rischia di essere il peggiore in 34 anni di democrazia. Per questo l’erede designato di Zapatero, Alfredo Pérez Rubalcaba, più che chiedere un’improbabile investitura come capo del governo, ha preferito concentrare gli sforzi dell’ultima settimana nel tentativo di mobilitare almeno una parte degli scontenti della sinistra per scongiurare il rischio di un “potere assoluto” del Pp. Rajoy, al contrario, punta tutto sulla maggioranza assoluta, pur promettendo dialogo – in Parlamento e con le parti sociali – per uscire dalla più drammatica delle crisi economiche sofferte dalla Spagna negli ultimi ottant’anni. Gli elettori, stremati da un tasso di disoccupazione che ormai sfiora il 22%, sembrano disposti a carta bianca. Ma da lunedì, se il Pp vincerà, cominceranno a chiedergli conto dei contenuti di un programma d’austerità ancora abbondantemente avvolto nella nebbia.
da Il Fatto Quotidiano del 20 novembre 2011












