Il triste trasloco di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi raccontato in un articolo di Filippo Ceccarelli su la Repubblica del 16 novembre scorso. Pochi gli oggetti personali: le tre fotogtrafie che il premier teneva nello studio-salotto, nessun libro, la scimitarra dono di Nazarbayev, il dittatore kazaco e il vaso Ming, recente dono di una delegazione cinese. Torneranno nei musei quadri e sculture prelevati nel dopo Prodi con il fine  di arredare “le stanze che puzzavano”. Di mortadella? E intanto la Santanché rimane sulla breccia…

Palazzo Chigi, addio!

Con il portavoce e il cuoco
Berlusconi fa il trasloco:
andrà l’uomo dei prodigi
fuori da Palazzo Chigi,

nel palazzo dei Grazioli
dove i party festaioli
con le pupe ha organizzato.
Nel riscatto ormai lanciato,

con sé porta poche cose:
tre le foto… non morose
senza slip e reggipetti,
ma tre nobili soggetti.

Non c’è chi gli slip si sfila,
ma c’è Silvio con Wojtyla,
non c’è Ruby, tette in mano,
ma il Berlusca col texano,

Bush, il vero grande amore
Ma è la terza lo splendore:
non con la Minetti a letto,
ma con Papa Benedetto.

Libri, ahimé, non ce ne sono:
tutti san che non ha il dono
di apprezzare la lettura.
Par non sappia addirittura

se si legge il bianco o il nero…
Poiché è un tipo battagliero,
tralasciando la chitarra,
porta via la scimitarra

che il kazaco dittatore
gli ha donato per amore.
Porta poi sul nuovo ring
una porcellana Ming

con i fiori decorata,
dai cinesi regalata
quando disse ai donatori:
Spiace che al posto dei fiori

non ci sia un bel kamasutra
che un po’ osé gli occhi mi nutra
nelle notti di passione
con le mie belle battone
”.

Il dipinto Bacco e Arianna
tornerà a fare la nanna
nel silenzio di un museo
con il Marte che il babbeo

dotò di un viril pisello,
artefatto come quello
che all’amor le gnocche ha mosse
nelle notti a luci rosse.

L’uom che il bunga bunga fa
ben sa che dovunque andrà
troverà, quando arrapato,
quel bel Priapo maggiorato

con il qual ogni fanciulla
lussuriosa si trastulla.
Nel salon delle Galere,
luogo ostile al Cavaliere

perché puzza di prigione,
resta il busto di Nerone,
fatto in stile fiorentino.
Nelle man non ha un cerino

né un tizzon rosso di brace
e per questo non gli piace.
Tutto è pronto per l’addio…
Marinella dà l’avvio

al trasloco, ma la strada
brulica di una masnada
che ce l’ha con Berlusconi.
Meglio uscir, gatton gattoni,

da un porton che sta di lato…
Bau, bau, bau!”, s’ode un latrato:
è la Santanché che abbaia
prima che Silvio scompaia.