Madrid, manifestazione di Indignati a Puerta del Sol

Il filo del discorso è stato ripreso nelle piazze spagnole come esattamente sei mesi fa. Ed è come se non si fosse mai interrotto: “Torniamo a essere visibili – dice Joaquin, giovane disoccupato di Terrassa, vicino a Barcellona – Siamo di nuovo nelle piazze con i nostri volti. Ma non ci siamo mai fermati. Se guardiamo indietro è impressionante il cammino che abbiamo percorso. Lo slogan “dall’indignazione all’azione”, non è rimasto solo sulla carta”. Alla Puerta del Sol di Madrid, a Plaza Catalunya di Barcellona il 15M (ossia ‘quince eme’, che sta per ’15 maggio’, giorno del 2011 in cui è sorta la protesta, ndr) è tornato a mettere pressione sulle elezioni di domani, in cui il sorpasso del Partito popolare (Pp) guidato da Mariano Rajoy sul Partito socialista (Psoe) del candidato Alfredo Perez Rubalcaba è dato per scontato. Accampati per dimostrare concretamente la loro presenza, i cittadini che avevano dato vita all’ondata di protesta, dedicano alla vigilia elettorale una “giornata di riflessione” per discutere di una nuova democrazia possibile.

“In queste elezioni ci classificano nella categoria degli indecisi – racconta Sofia, studentessa universitaria – ma se c’è una decisione che abbiamo preso è proprio quella di non essere passivi. Lo dimostrano i mille modi in cui abbiamo attraversato la società spagnola in questi mesi. Nelle elezioni speriamo che emerga anche la nostra voce”. Per questo per mesi un’ equipe di esperti e professori ha messo a punto i metodi per incidere su un voto che con l’attuale legge elettorale impone il bipartitismo. “Ognuno è libero di scegliere – dice Xavier, attivista di Plaza Catalunya – ma il 15M non invita assolutamente all’astensionismo. Lottiamo contro il cosiddetto “Ppsoe” (la versione spagnaola del Pdmenoelle inventato da Beppe Grillo, ndr), i due partiti ormai gemelli – spiega ancora il ragazzo – Il meccanismo di successione alternata che hanno creato è mostruoso. Dopo le elezioni per i successivi 4 anni non ascoltano i cittadini. Ci fanno pagare la crisi, il debito provocato da una classe politica mafiosa che si sostiene con banchieri e immobiliaristi. Per questo abbiamo iniziato una campagna di informazione capillare per evitare il voto nullo o bianco. L’unica salvezza per spezzare la catena è votare i partiti minori”.

Il battage è scattato via internet con la creazione di un sito “Aritmetica 2.0”. Attraverso una formula aritmetica, vi si spiega, si può rompere il monopolio dei principali partiti: “Dobbiamo rendere la vita impossibile al Parlamento – si legge sul sito – Votiamo in massa i partiti che hanno maggiori opportunità di vincere nelle circoscrizioni locali”. Seguono poi le tabelle con le spiegazioni e il sistema di calcolo per realizzare il voto che è alla base della nuova forma di protesta del 15M. Anche una delle anime del movimento come Democracia Real Ya (Dry) si sta attivando per incidere il più possibile sulle urne. Sui siti sono ben visibili mappe che mostrano la corruzione dei partiti politici. “Non diamo nessuna indicazione – dice Jorge di Dry – E’ importante che ogni cittadino sia informato e cosciente della sua scelta”.

Con la stessa filosofia il 15M ha in questi mesi alzato la propria voce in molti modi: bloccando gli sfratti di centinaia di inquilini insolventi, chiedendo di convertire case vuote in alloggi popolari, impedendo le espulsioni di cittadini stranieri senza documenti, mobilitandosi contro privatizzazioni della sanità e tagli al sistema scolastico.

Il sostegno che il movimento è riuscito a costruire intorno a sé non è passato indifferente: tutti i partiti, tranne il Pp, lo hanno corteggiato. Ad esempio Izquierda Unida (sinistra unita, ndr) ha consultato 15 mila persone in tutto il Paese prima di redigere il proprio programma, dal quale emergono proprio quelle richieste che il movimento ha posto come imprescindibili, ad esempio le misure da adottare contro la corruzione. Lo stesso Psoe ha consultato alcuni esponenti del 15M per intercettare meglio la partecipazione attiva dei cittadini.

Impossibile quindi non fare i conti con questa nuova realtà in Spagna. Una realtà che a piace a destra e sinistra se è vero che secondo alcuni sondaggi il 73 per cento degli spagnoli sostiene il movimento. Non solo l’80 per cento degli elettori del Partito socialista, ma, dato molto meno scontato, anche il 50 per cento di quelli del Partito popolare.